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I familiari:"Colpa del ricovero tardivo al Pertini"

Detenuto deceduto, assolti i dodici medici coinvolti


Detenuto deceduto, assolti i dodici medici coinvolti
01/03/2010, 21:03

ROMA - Il controverso caso di Francesco Marrone, condannato a 4 anni e 9 mesi per l'omicidio dei genitori della sua ex moglie e morto nel carcere di Rebibbia dopo essere caduto in coma per un tumore al cervello, si è risolto con la completa assoluzione dei 12 medici sui quali la procura capitolina aveva aperto un fascicolo con l'accusa di "non avere prestato le necessarie cure ed avere certificato che il paziente simulava uno stato di incoscienza". Già il giudice monocratico Gennaro Romano, aveva però richiesto la condanna dai 4 ai 9 mesi di reclusione per solo sei dei dodici medici coinvolti. L'accusa di omicidio colposo si è alla fine risolta con un'assoluzione piena "perchè il fatto non sussiste".
Marrone era stato trasferito dall'Ucciardone di Palermo al penitenziario romano di Rebibbia. Lo stato di saluto dell'uomo era peggiorato giorno dopo giorno fino a spingere alla richiesta di ricovero al Pertini da parte dei medici del carcere. Secondo i familiari del detenuto, però, il provvedimento sarebbe arrivato in maniera tardiva. Da questa recriminazione il processo. Il fratello della vittima, ex guardia penitenziaria, raccontò che Marrone "Stava male da tempo eppure le autorità carcerarie ne hanno disposto il trasferimento in ospedale solo dopo che è entrato in coma per un tumore al cervello". Eppure, anche se il carcerato fosse stato trasferito con assoluta tempestività in ospedale, non si intende in che modo avrebbe potuto evitare il coma e la morte. Il tumore al cervello, difatti, non lascia purtroppo speranze di guarigione nella maggior pare dei casi.

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di Germano Milite
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