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L’uomo si è tagliato la gola

Detenuto si suicida nel carcere di Rebibbia


Detenuto si suicida nel carcere di Rebibbia
25/07/2013, 19:47

Ancora un suicidio nelle carceri italiane. L’ultimo, in ordine cronologico, è avvenuto nel carcere di Rebibbia dove Piero Bottini, 53 anni, originario di Roma, si è suicidato tagliandosi la gola con una lametta all'interno della sua cella.
A diffondere la notizia il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni. Quello di Bottini è il quarto suicidio nelle carceri del Lazio nel 2013 mentre dal mese di gennaio ad oggi sono stati registrati - negli istituti della regione – 12 decessi: quattro suicidi, tre per malattia e quattro per cause ancora da accertare. Secondo quanto si apprende dalle statistiche, di questi 12 decessi nove si sono registrati a Rebibbia Nuovo Complesso.
Secondo le informazioni riportate dai collaboratori del Garante, Bottini era arrivato a Rebibbia N.C. a fine giugno, proveniente da un carcere toscano. Aveva trascorso in carcere già nove anni ma doveva scontarne ancora 4. L’uomo era in cura da una psicologa e un psichiatra in quanto manifestava segni di squilibrio e rifiutava la terapia che gli era stata assegnata. "Anche se occorrerà aspettare i risultati delle indagini avviate - ha dichiarato il Garante Angiolo Marroni - credo si possa dire che quello di Piero è un dramma della disperazione e della solitudine. Dalle informazioni raccolte, quest'uomo era stato detenuto/attore a Sollicciano, ma sembra avesse passato un periodo della sua detenzione anche negli ospedali psichiatrici giudiziari di Aversa e Montelupo Fiorentino. La fine della sua vita tormentata deve essere, poi, inquadrata nel contesto di un carcere come quello di Rebibbia Nuovo Complesso, il più grande del Lazio, con un sovraffollamento del 46%, senza un direttore a tempo pieno e dove si sono registrati ben nove decessi in soli sette mesi. Mi domando ancora una volta, anche per questo ennesimo dramma, se il carcere, per una persona così fragile e psicologicamente disagiata, fosse la soluzione migliore".

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di Erika Noschese
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