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Lo spiega il Procuratore Generale di Reggio Calabria

Di Landro: "La bomba alla Procura non è opera di un solo clan"


Di Landro: 'La bomba alla Procura non è opera di un solo clan'
04/01/2010, 14:01

REGGIO CALABRIA - Non ha dubbi Salvatore Di Landro, Procuratore Generale di Reggio Calabria: "Le cosche tradizionali si dividono il territorio con una capillarità impressionate, quindi sappiamo bene qual è il confine della giurisdizione tra due clan. In questo caso però, visto che hanno colpito le istituzioni, la decisione deve essere stata presa collegialmente da tutte le 'ndrine (le famiglie di 'ndrangheta, ndr) della zona". L'ha dichiarato in una intervista all'APCom, specificando poi che dalle dichiarazioni dei pentiti, i magistrati sanno che la 'ndrangheta punta sulle sentenze in appello per correggere le condanne che ricevono in primo grado. E la bomba fatta esplodere davanti alla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, cioè l'ufficio dove si costruisce l'accusa per i processi di secondo grado, ha proprio l'obiettivo di intimidire l'ufficio in questione. "I criminali sono portati a pensare che nel processo d'appello le cose si sistemano, quando questo non avviene, quando anche qui si rendono conto che i processi vengono trattati con pari impegno, qualcuno può avere la tentazione di reagire", prosegue Di Landro, che nell'ultimo mese, cioè da quando è stato nominato a capo di quell'ufficio, sta dimostrando che la Procura reggina non è allo sbando.

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di Antonio Rispoli
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