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Dia, Operazione “Ferrari Come Back”: sequestro di beni ai casalesi


Dia, Operazione “Ferrari Come Back”: sequestro di beni ai casalesi
06/04/2011, 09:04

Nella mattinata odierna, personale del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, collaborato da personale del Centro D.I.A. di Padova, ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di beni emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sez. Mis. di Prev. - su proposta del Direttore della D.I.A. Generale dei Carabinieri Antonio GIRONE, nei confronti di CHIANESE Cipriano, 57enne di Parete (CE), avvocato, imprenditore operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, già raggiunto nel marzo 1993 e nel 2007 da ordinanze di custodia cautelare per vicende connesse al traffico di rifiuti ed all’appartenenza al clan dei casalesi, attualmente a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico per la sua appartenenza al clan dei “Casalesi”.

E’ stato, altresì, disposto il sequestro dei beni nei confronti di CACCARO Franco, 49enne di Campo San Martino (PD), con precedenti di polizia per reati finanziari, individuato dalle indagini svolte dal Centro D.I.A. partenopeo come intestatario di beni e società di fatto riconducibili al predetto Cipriano CHIANESE.

In passato la D.I.A. ed il Tribunale sammaritano si erano già interessati all’avvocato CHIANESE, già titolare della RESIT, società che gestiva discariche nel territorio campano. Infatti nel 2008 era già stato assoggettato alla sorveglianza della P.S. ed era stata disposta la confisca di una parte del suo ingente patrimonio atteso che le vicende oggetto dei procedimenti penali in cui era rimasto coinvolto il CHIANESE dimostravano gli stretti e consolidati rapporti con soggetti di accertata appartenenza al sodalizio camorristico dei casalesi. Attualmente agli arresti domiciliari perché colpito dalla OCC emessa dal GIP di Napoli il 30.12.2009 per aver attuato truffe in danno del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania attraverso plurime minacce realizzate da persone aderenti al clan dei Casalesi tra il 2002 ed il 2003 al punto di essere definito nella misura cautelare quale “protagonista indiscusso tanto delle azioni truffaldine quanto di quelle estorsive contestate” e viene indicato come “senza dubbio un imprenditore mafioso dall’anno 1988 all’anno 1996” rimarcando la sua sostanziale intraneità associativa con il ruolo di organizzatore e dirigente nel settore imprenditoriale dell’attività criminale.

Infatti, diversi collaboratori di giustizia in modo univoco, hanno delineato la figura del CHIANESE quale imprenditore che asserviva le proprie discariche al programma criminoso, consentendo la concreta e positiva realizzazione di ingenti benefici di ordine economico: in altri termini, risulta dimostrata una cointeressenza del proposto e del clan dei casalesi nell’attività di gestione dei rifiuti nel senso proprio del termine di partecipazione e suddivisione degli utili.

Le indagini hanno permesso di delineare un allarmante profilo personale del CHIANESE, quale protagonista assoluto della penetrazione camorristica nel settore dei rifiuti, di un vero e proprio “inventore” del sistema delle ecomafie nella sua declinazione campana. La sequela di comportamenti criminosi ricostruita documenta come CHIANESE “abbia saputo adattarsi al mutamento determinato dall’instaurazione della gestione commissariale dei rifiuti allacciando con il subcommisssario ai rifiuti FACCHI un rapporto ora collusivo ora intimidatorio dal quale ha tratto rilevantissimi profitti illeciti”. Al punto che, secondo le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, il CHIANESE dal traffico dei rifiuti avrebbe percepito negli anni “90 fino a 700 milioni di lire al mese. Oggetto del sequestro sono beni mobili ed immobili siti tra il basso Lazio, il casertano e la provincia di Padova.

Tra questi, situata nel basso Lazio, in Sperloga, è stata individuata una faraonica villa di 21 stanze con annessa piscina per la quale era stata avanzata una falsa richiesta di condono edilizio cercando di farla passare per una costruzione ante 1980, quindi sanabile, dichiarazione smentita dalle indagini di questo C.O. D.I.A. che ha dimostrato con rilievi aerofotogrammetrici e testimonianze di chi ha effettuato i lavori di ristrutturazione ed ampliamento, che le modifiche alla piccola villa originaria sono avvenuti dopo il 1990, e che hanno portato il valore della villa a circa 4 milioni di Euro dai 160.000 originari. Altro immobile sequestrato in Parete, abitazione della figlia del Chianese, era dotato di ogni confort tra cui bagno turco, sauna e complesso aeroterapico.

In particolare le indagini hanno consentito di evidenziare il ruolo di prestanome del Franco CACCARO, imprenditore del padovano attivo nel settore delle macchine per triturazione dei rifiuti con la sua società, T.P.A. tecnologia per l’ambiente srl, che, improvvisamente, e senza alcuna ragione economica, ha sviluppato intorno al 2005/2006 la sua attività con l’ingresso di ingenti capitali tra cui 3 milioni di Euro provenienti da due assegni della RESIT di CHIANESE che il CACCARO ha giustificato con crediti personali che vantava nei confronti dell’imprenditore di Parete senza poter giustificare date e provvista del presunto prestito. Tali apporti avevano consentito alla predetta società di divenire leader nel settore delle macchine per la triturazione dei rifiuti con oltre 200 dipendenti e sedi operative a New York, vicino a Wall Street, in Turchia, Australia, Francia e Brasile.

Inoltre, le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia già evidenziavano come fosse noto che il CHIANESE stesse tentando di creare società operanti nel settore dei rifiuti nel nord Italia ed il CACCARO non sia riuscito a giustificare la provvista che gli ha consentito alcuni ingenti aumenti di capitale delle sue società e l’estromissione dei vecchi soci proprio per importi equivalenti a quelli forniti con gli assegni del CHIANESE. Ancora, fu proprio il CACCARO, tramite le sue società, a fare una offerta all’amministratore giudiziario dei beni del CHIANESE sotto sequestro e poi confiscati, per l’acquisto di due autovetture Ferrari, una 360 Spider ed una Enzo Ferrari, per circa un milione di Euro, evidentemente allo scopo di farne rientrare in possesso fraudolentemente lo stesso Cipriano CHIANESE, da qui il nome dell’operazione odierna. CACCARO era già conosciuto dagli organi di Polizia per i suoi precedenti quale amministratore della T.P.A. che aveva fatto ricorso a fatture per operazioni fittizie ed inesistenti, finanziando il CHIANESE con cospicue somme di danaro, fatte apparire come aspetto finanziario di normali relazioni commerciali, ma in realtà apportando ingentissime iniezioni di denaro da reinvestire nell’operoso nordest d’Italia. Si è calcolato che il volume di affari tra la RESIT di CHIANESE e la TPA di CACCARO sia ammontato ad oltre 10 milioni di Euro nel corso di pochi anni.

Al CACCARO è stato sequestrato un grande capannone industriale nel padovano per un importo di oltre 2 milioni di Euro. I beni per i quali il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto il sequestro, sono i seguenti: una villa sita in Sperlonga (LT); fabbricato sito in Parete (CE); immobile sito in Parete (CE) ; autovettura MG B intestata a CHIANESE Cipriano; autovettura BMW X5, intestata a MENALE Filomena; autovettura BMW 525, intestata a LAURO Gianluca; autovettura BMW 120 D, intestata a LAURO Gianluca; capannone industriale sito in Santa Giustina in Colle (PD), intestato alla T.P.A. Tecnologie per l’Ambiente srl.Il valore complessivo dei beni in sequestro è, secondo stime prudenziali, di oltre 13 milioni di Euro.

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di Redazione
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