Cronaca / Soldi

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Avrebbe fatto da perito aggiusta processi

Dia: Scoperto professore universitario corrotto


Dia: Scoperto professore universitario corrotto
13/07/2009, 18:07

Nell’ambito di indagini coordinate da questa Direzione Distrettuale Antimafia, personale dei Centri Operativi DIA di Napoli e di Catania hanno dato esecuzione all’Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di FICHERA Alberto Alfio Natale, ingegnere e professore universitario dell’Univeristà di Catania ritenuto da questo Ufficio ( le cui valutazioni sono state pienamente condivise dal Gip del Tribunale di Napoli) gravemente indiziato dei delitti di corruzione e falsa perizia aggravati ai sensi dell’art.7 d.l. 152/91 ( per aver agevolato il clan dei casalesi ed il clan Cimmino, operante nella città di Napoli).

Le indagini venivano avviate dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia che riferivano che BIDOGNETTI Aniello, CIMMINO Luigi e TAMMARO Vincenzo ( il primo esponente del clan dei casalesi e gli altri due rispettivamente capo e partecipe del clan Cimmino), non solo avevano organizzato ed eseguito il duplice omicidio in danno di RUFFANO Enrico e CONSIGLIO Giuseppe avvenuto in Napoli il 28.4.1999 ma che, seppure ( in particolare il primo ed il terzo) intercettati durante le fasi preparatorie, contestuali e immediatamente successive al delitto, erano stati assolti a fronte di un versamento di denaro in favore del perito che aveva avuto incarico dalla Corte di Assise di Napoli di identificare coloro che avevano preso parte alle compromettenti intercettazioni.

In sostanza, quindi, secondo i collaboratori (tutti vicini, a vario titolo, agli imputati di quel processo) il perito corrotto aveva “aggiustato” il processo depositando una perizia nella quale falsamente attestava che le voci captate nel corso delle decisive intercettazioni telefoniche non corrispondevano a quelle degli imputati BIDOGNETTI Aniello e TAMMARO Vincenzo.
Tale Perito veniva identificato nell’attuale indagato FICHERA Alberto Alfio Natale.

L’attività di riscontro partiva dall’acquisizione degli atti processuali relativi al duplice omicidio RUFFANO-CONSIGLIO il cui dibattimento era stato celebrato innanzi alla I^ Sezione della Corte di Assise di Napoli nell’ambito del procedimento penale nr.22/01 RG a carico di BIDOGNETTI Aniello, CIMMINO Luigi, CRISTOFARO Giuseppe e TAMMARO Vincenzo.

Risultava che tutti gli imputati tratti a giudizio innanzi alla citata Corte di Assise, erano stati raggiunti da OCCC – confermata innanzi ai diversi organi giurisdizionali – che, come ricordato dai collaboratori di Giustizia, risultava, effettivamente, trarre il proprio fondamento dallo svolgimento di intercettazioni telefoniche nel corso delle quali venivano captate le voci di coloro i quali avevano organizzato ed eseguito il delitto.
Questo ufficio già all’epoca, così come la stessa Polizia Giudiziaria, non aveva avuto dubbi sulla riconducibilità di quelle utenze e di quelle voci agli allora indagati CRISTOFARO Giuseppe, BIDOGNETTI Aniello ( figlio del capo clan Francesco Bidognetti) e TAMMARO e, conseguenzialmente, sulla sussistenza di gravi elementi indiziari anche a carico del CIMMINO, all’epoca capo dell’omonimo clan cui appartenevano il TAMMARO ( esecutore del delitto) e stretto alleato dei BIDOGNETTI.

Sempre come riferito dai collaboratori di Giustizia, risultava agli atti processuali: 1) che la Corte di Assise al fine di acquisire la certezza sulla attribuibilità delle voci agli imputati aveva dato incarico peritale a FICHERA Alberto Alfio Natale; 2) che proprio in conseguenza della citata perizia, che escludeva l’attribuibilità delle voci intercettate a BIDOGNETTI Aniello e TAMMARO Vincenzo, la Corte assolveva sia BIDOGNETTI che TAMMARO Vincenzo, mentre condannava, invece, CRISTOFARO Giuseppe, gregario del clan bidognettiano e CIMMINO nei cui confronti gli elementi indiziari non si fondavano, direttamente, sulle intercettazioni.

Risultava poi che nel successivo processo d’appello anche il citato CIMMINO Luigi veniva assolto dall’accusa di essere stato il mandante del duplice omicidio.
Ciò quale conseguenza logica dell’assoluzione, nel processo di primo grado, del TAMMARO Vincenzo che, secondo la tesi accusatoria, era stato, proprio su incarico del CIMMINO, esecutore materiale del reato.

Esito finale del processo e conseguenza diretta ed indiretta della perizia era che tre imputati su quattro venivano assolti e che l’unico imputato condannato per il duplice omicidio era CRISTOFARO Giuseppe, come si è detto componente di secondo piano del sodalizio casalese - fazione bidognettiana.
Questo Ufficio, quindi, provvedeva ad escutere l’Ufficiali di P.G. che aveva materialmente svolto l’attività di intercettazione.
Questi non solo esternava il suo sbalordimento per l’esito del processo ma si dichiarava certo – sia per le particolarità di quelle voci che aveva intercettato per svariato tempo che per i riferimenti contenuti nelle conversazioni – del fatto che due delle utenze dei soggetti che avevano eseguito ed organizzato il delitto, erano attribuibili a BIDOGNETTI Aniello e TAMMARO Vincenzo, poi assolti.

Infine veniva nominato da questo Ufficio un qualificato collegio di Consulenti e non solo, e senza dubbio alcuno, evidenziava che i due soggetti assolti in primo grado ( BIDOGNETTI e TAMMARO) erano sicuramente fra gli interlocutori di quelle conversazioni intercettate ma che, soprattutto, sottolineava come la perizia del FICHERA fosse affetta da gravissime incongruenze nella lettura dei dati strumentali.
Incongruenze che questo Ufficio e quello del GIP di Napoli hanno ritenuto del tutto incompatibili con le capacità professionali dell’attuale indagato.

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di Redazione
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