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Un imprenditore il tramite col clan Sarno e Lele Mora

Dietro la P3 l’ombra delle 'lavanderie' della camorra


Dietro la P3 l’ombra delle 'lavanderie' della camorra
14/07/2010, 10:07

NAPOLI – Oltre a politici, magistrati, funzionari pubblici e imprenditori, l’ “associazione segreta”, ormai cosiddetta P3, poteva contare anche su appoggi nella malavita organizzata, utilizzati per riciclare denaro. La scelta di rivolgersi agli ‘specialisti’, insomma, quando si tratta di pulire il denaro ‘sporco’ per reinvestirlo. Il particolare emerge dalle oltre 15mila pagine del rapporto dei carabinieri, che descrivono il rapporto tra Carboni, i suoi sodali ed esponenti della camorra napoletana. E c’è di più: anche un giro di tangenti, distribuite dalla camorra ad alcuni parlamentari per ottenere agevolazioni, oltre all’obbiettivo di fondare un impero sul gioco d’azzardo, fondando casinò negli alberghi di tutta Italia; oltre, ovviamente, agli appalti sull’eolico.

La vicenda, riportata oggi da Repubblica, risalirebbe al momento in cui Carboni arriva a Milano con una valigia piena di soldi. Cinquecento milioni di dollari, stando a quanto si evince dalle intercettazioni.

La pseudo loggia massonica composta dall’affarista Flavio Carboni, dall’imprenditore Arcangelo Martino e dal tributarista Pasquale Lombardi (tutti arrestati) avrebbe stretto contatti, ritengono i carabinieri, col potente clan camorristico dei Sarno, egemone a Ponticelli ma con ramificazioni in molte zone della provincia napoletana. Il ruolo della camorra sarebbe stato quello di ripulire il denaro, di riciclarlo per poterlo poi reinvestire. Un business in cui i camorristi sono indubbiamente ferrati. Nel rapporto dei carabinieri, i contatti della cricca vengono definiti come “un gruppo di soggetti di origine campana, ritenuti continui alla camorra e attivi in operazioni di riciclaggio e impiego di risorse economiche di provenienza illecita nel settore del gioco”, che “si sarebbe adoperato per riciclare il denaro sporco”. Punto di riferimento in questo gruppo, sarebbe Pasquale De Martino, appartenente al clan Sarno. “Tramite l’imprenditore Carlo Maietto, - scrivono ancora i carabinieri, - il De Martino ha instaurato rapporti con i noti Lele Mora e Flavio Carboni e, dal tenore di molte conversazioni intercettate, tali contatti sembrano essere finalizzati a realizzare importanti iniziative imprenditoriali verosimilmente nel settore dei casinò”. L’imprenditore Maietto sarebbe stato anche il tramite che avrebbe introdotto De Martino nell’alta politica, permettendogli di stringere contatti con alcuni parlamentari, portando a quella “chiara vicenda di natura illecita che vede protagonisti Ivano Chiusi, Maietto e De Martino e che sembrava prevedere il pagamento di somme in denaro, anche in favore di un uomo politico, per ottenere vantaggi”.

(in foto, l'imprenditore Flavio Carboni)

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di Nico Falco
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