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Diritti e Lavoro


Diritti e Lavoro
12/12/2010, 10:12

 

DIRITTI E LAVORO.


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

In attesa del fatidico 14 Dicembre, data nella quale si dovrebbero decidere le sorti del Governo di Centro destra, il Parlamento ha approvato l’ennesima manovra di bilancio preparata da Tremonti, fatta di tagli indiscriminati alla spesa pubblica, senza nessuna strategia per lo sviluppo. La battaglia di Futuro e Libertà contro Berlusconi , al di là di dure prese di posizioni, fino ad ora non ha prodotto nessun risultato pratico. Tutto quello che il contestato Governo ha presentato in parlamento, tranne alcuni emendamenti di poco conto, è stato approvato. Tutto quello che nelle piazze, dai tetti dell’Università, dalle fabbriche occupate era contestato, è passato senza nessuna correzione. Persino la mobilitazione del mondo del cinema e del teatro, che ha coinvolto l’intero sistema culturale italiano, è stato assorbito dal muro di gomma organizzato dal Governo, sordo a qualsiasi richiesta di dialogo. Purtroppo, mentre continua questa miserabile rappresentazione di un fallimento annunciato, si consumano drammi senza fine e si svolgono vicende talmente importanti, che segneranno il nostro futuro in maniera indelebile.

La Presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, è dovuta correre a new York, per incontrare l’Amministratore Delegato di Chrysler – Fiat, Marchionni, per concordare con lui l’uscita del gruppo dall’associazione degli industriali. La posizione dell’Amministratore Delegato del gruppo era stata espressa da mesi, sin dalla trattativa per lo stabilimento di Pomigliano; uscire dalla Confindustria, significa per Marchionni non dover applicare il Contratto di Lavoro in vigore che è considerato inadeguato per le esigenze del Gruppo. L’uscita dalla Associazione degli industriali, significa, anche un minor impegno nei confronti dello Statuto dei Lavoratori e della legge 626 per la sicurezza su i luoghi di lavoro. In attesa che le proposte di Sacconi e Tremonti in proposito vadano avanti, Marchionni taglia i ponti con quelli che sono considerati i “lacci” che impediscono il rilancio produttivo della Azienda. “La produttività non puù essere assicurata in un sistema di regole troppo strette per un impresa.” Questa è l’aberrante teoria del neo liberismo: i diritti sono un ostacolo agli investimenti, perché ne mettono in discussione i risultati. L’uscita della Fiat da Confindustria è molto grave. E’la prima volta, da quando è nata la Confindustria, che si verifica un evento simile. La Fiat è stata per lungo tempo l’asse portante della Associazione degli industriali italiani e con Giovanni Agnelli, l’ha anche presieduta in un periodo molto diverso da questo, in cui i fenomeni di crisi erano preoccupanti tanto quanto lo sono adesso. Che qualcosa stia cambiando, di veramente epocale, nel sistema economico globale, era evidente, ma che questo cambiamento coinvolgesse il tempio del capitalismo industriale italiano, non sembrava possibile.

Per affermazione dello stesso Marchionni, l’azienda automobilistica che lui dirige, è al 60% americana e solo il 40% delle sue produzioni sono in Italia. Per tanto, una azienda praticamente straniera, con il suo comportamento, impone al nostro paese la chiusura delle esperienze dei Contratti Collettivi di lavoro, per andare a contratti di gruppo, che devono rendere applicabili le norme restrittive che l’azienda intende imporre ai lavoratori ed ai sindacati.

La Confindustria si avvia a diventare una cosa diversa da quella che è stata dal dopo guerra ad oggi, perché verrà svuotata di ogni ruolo di controparte sindacale. Le strategie non saranno più dettate dalla Associazione degli industriali, ma saranno subordinate alle esigenze temporali delle varie realtà produttive, che immaginano una flessibilità totale nei rapporti di lavoro. La gravità di questa posizione non è ancora ben presente nella società italiana, nessuno si rende conto che una pratica diffusa come quella che immagina Marchionni, porterebbe il nostro paese ad assumere comportamenti molto simili a tutti quelli in cui il lavoro significa solo sfruttamento.

Che ci trovavamo di fronte ad una nuova impostazione di politica aziendale da parte di Fiat, era evidente, purtroppo, molti si sono illusi, troppi hanno creduto che il problema fossero solo gli stabilimenti del Meridione. Invece,la rottura delle trattative per Mirafiori, la presentazione dell’identico copione già utilizzato per Pomigliano, hanno dimostrato che il problema non è il Sud, ma l’intero sistema produttivo del Gruppo.D’altra parte, la Fiat, pur continuando a perdere quote di mercato, torna a guadagnare in Borsa, garantendo importanti rientri finanziari agli investitori internazionali. La novità di questa fase è che le imprese non sono più legate ai territori e non si sentono in dovere di rispettare le leggi e le regole degli Stati in cui sono insediate. Un nuovo modo di pensare e di produrre sta dietro alle strategia delle imprese, si deve produrre solo dove non ci sono impedimenti alla libera organizzazione produttiva, niente altro deve essere preso in considerazione. Purtroppo, questa teoria fa breccia nel sindacato e tra i lavoratori: infatti, un sindacalista Cisl di Mirafiori commentando le posizioni della Fiom diceva: “Senza lavoro i diritti non servono a nulla!” Da sempre, esiste il lavoro senza diritti. Nel mondo i lavoratori senza contratto e senza il riconoscimento dei propri diritti sono ancora la grande maggioranza. Ma anche in quei paesi in cui sono riconosciuti i diritti dei lavoratori, queste conquiste non sono mai consolidate, devono essere difese iogni giorno dagli attacchi di un padronato che non ritiene la fabbrica un luogo di diritti, ma solo un posto dove si hanno dei doveri da compiere. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che senza lavoro nonpuò esserci nessun diritto, ma proprio perché si afferma ciò si deve ammettere che appena si struttura un rapporto di lavoro, nasce il diritto. Se non ci fosse questa stretta correlazione tra lavoro e diritto, ci troveremmo in un altro campo, quello dello sfruttamento, della violenza, della prevaricazione e della mancanza di democrazia. Un investimento che per diventare produttivo ha bisogno di negare diritti, non è impresa, ma semplice speculazione. L’impresa che produce senza regole, non crea sviluppo, ma solo impoverimento generale. Cosa diversa è concordare insieme percorsi di risanamento e di rilancio delle aziende in un mercato in crisi. In situazioni di difficoltà generali si può benissimo lavorare tutti di più, per mantenere le produzioni in Italia consentendo gli investimenti per le innovazioni necessarie al cambiamento dei prodotti ed all’ammodernamento degli impianti.

Mentre il Centro destra si diverte nelle guerre interne senza nessun costrutto, il paese arretra e perde la sua identità nazionale e la sua coesione sociale. L’Italia appare più debole, diventa difficile immaginare la costruzione di un forte movimento di resistenza e proposta capace di contrastare Marchionni, ma al tempo stesso, immaginare nuove politiche di sviluppo. Oggi il Partito Democratico è in Piazza per dimostrare il proprio dissenso nei confronti del Governo, per dimostrare che esiste una forte opposizione in grado di unificare le lotte e dare uno sbocco certo alla crisi. Mai come in questo momento c’è bisogno di certezze, di unità e di lotta.


 


 

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di Raffaele Pirozzi
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