Cronaca / Sanità

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La lettera del dott. Franco Previte

Diritti umani. Quale futuro?


Diritti umani. Quale futuro?
03/09/2009, 09:09


Nella ambito delle situazioni vigenti in diverse regioni d’Europa, i valori comuni di difesa dei diritti umani e di preminenza del diritto appaiono minacciati, se non carenti. Il rispetto dei diritti di ogni persona al fine di raggiungere una maggiore coesione sociale, come è nella normativa nel Preambolo della Costituzione Europea, è la condizione posta nella Conferenza Internazionale di Parigi, che il Consiglio d’Europa istituito il 5 maggio 1949 e con sede istituzionale a Strasburgo, ha voluto nell’ambito delle celebrazioni del sessantesimo di Fondazione, nel rispetto della “Convenzione europea per i diritti dell’uomo”. Quindi il Consiglio è quell’organo internazionale il cui scopo è promuovere, tra altri, i diritti dell’uomo. I diritti umani stanno subendo un processo mediatico di rimodulazione e la situazione sociale mostra segni di grande preoccupazione in quanto la politica, forse, favorisce forme di pseudo necessità, forse condivisibili per alcune, ma non prioritarie, perché le vere vittime colpite sono i più deboli, i malati incurabili all’ultimo stadio o psichicamente gravi, questi “ultimi fra gli ultimi”, talora oggetto di forme di eutanasia, esseri umani troppo spesso relegati nell’angolo buio del “palazzo del potere”. A seguito dello svilupparsi di episodi legati a violenze ed omicidi commessi da persone con problemi e forti disagi psichici, spesso ci chiediamo cosa deve avvenire ancora affinché questo nostro Paese e l’Europa dei 27 voltino pagina. Anche in ambito europeo i valori di difesa dei diritti umani, non appaiono in sintonia con i principi di preminenza del diritto. Bisogna ricordare i drammi che avvengono nella società, frequenti quelli nelle famiglie. A parte le vittime, genitori, figli, parenti, amici, a volte passanti nelle strade delle nostre città e delle città europee, che subiscono le “intemperanze” dei malati mentali, sono proprio questi ultimi a rappresentare ed essere i “desaparecidos della nostra civiltà”, abbandonati come sono nelle loro famiglie, nelle strutture manicomiali ancora in atto, “vittime” di crisi per le quali ricevono poca e saltuaria assistenza.
Queste situazioni le abbiamo denunciate da lungo tempo ai massimi e minimi livelli istituzionali italiani ed europei e proprio per questo stato di abbandono nel quale insistono le “problematiche neuropsichiche” degli stessi malati e delle loro famiglie vengono lasciati “marcire” in un siderale generalizzato silenzio dimostrato da un disinteresse di quanti dovrebbero provvedere. In conclusione ove si negasse ancora una volta al rapporto de quo il diritto di riconoscimento legislativo dell’handicap psichico, pur capendo e riconoscendo ( a parole ! ) la gravità e l’urgenza del “problema”, si compirebbe una discriminazione di cui all’art.13 del Trattato della Comunità Europea e della Costituzione Europea, a meno di non creare una nuova figura giuridica al pari, mi sia consentito il paragone, ad un fantasma senza nome e senza volto che si aggira nell’ambito della Unione Europea e di cui tutti cercano di liberarsi. Per questo ed altre motivazioni in carenza di una Direttiva Comunitaria uguale e con la stessa valenze in tutti i 27 Stati UE, chiediamo al Consiglio d’Europa nella conferenza di Parigi : quale futuro hanno i diritti umani, specie quelli inerenti i malati psichici.
Franco Previte

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di Redazione
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