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L’intervista a Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center Roma

Discriminazione sessuale: c’è un "mondo sommerso"


Discriminazione sessuale: c’è un 'mondo sommerso'
23/04/2011, 11:04

ROMA – L’episodio di aggressione verbale ai danni dell’onorevole Paola Concia e della sua compagna è solo uno dei tanti che quotidianamente si consumano nei confronti di chi è definito “sessualmente diverso”. Sullo sdegno che contraddistingue gli autori di queste aggressioni non c’è dubbio alcuno, come apprezzabili sono le parole e i gesti di solidarietà nei confronti di chi le aggressioni le subisce. Ma resta di fatto un punto: sarà pure una di quelle frasi fatte, uno di quei luoghi comuni, ma le offese caratterizzano più chi le produce che non chi le subisce. E questo sicuramente vale anche per colui che, credendosi forse l’onnipotente sceso in terra, mercoledì scorso ha puntato il dito in maniera ignobile e vergognosa contro la deputata del Pd e la sua compagna. L’episodio di aggressione all’onorevole Concia, però, è solo uno dei tanti, che a differenza degli altri è finito sotto i riflettori della stampa. Il sommerso ovviamente è molto di più: è questo il parere del portavoce di Gay Center Roma, Fabrizio Marrazzo, che da anni lavora a sostegno della comunità glbt. Proprio a Marrazzo abbiamo chiesto un parere su quanto accaduto e su quanto ovviamente accade, ma di cui non si sa nulla. E soprattutto su quanto la classe dirigente stia facendo per la “causa” omosessuale.

L’episodio di aggressione all’onorevole Paola Concia è solo uno dei tanti di cui si viene a conoscenza: tanti i messaggi di solidarietà da parte dei parlamentari e non solo, ma poi all’atto pratico cosa si sta facendo per la “causa omosessuale”?
Allo stato attuale, purtroppo, il Parlamento non è riuscito a legiferare nulla in materia. Al contrario, invece, è riuscito a bocciare la legge proposta dallo stesso onorevole Concia contro l’omofobia. Tale legge riguardava l’aggravante per i reati ai danni di persone gay e lesbiche, allo stesso modo in cui è prevista per le aggressioni e discriminazioni nei confronti di persone di razza o religione differente: in questi casi, quando si verifica un’aggressione, c’è un aggravio della pena e ciò che la legge proposta dall’onorevole Concia chiedeva era che tale aggravio fosse previsto anche nel caso di aggressioni nei confronti di persone gay, lesbiche e trans. Tutto ciò, però, si è tramutato in un nulla di fatto e ancora oggi ci troviamo di fronte a diverse proposte di legge che giacciono in Parlamento: molte di queste riguardano proprio i diritti delle coppie omosessuali, ma appunto giacciono lì e non se ne discute. Purtroppo si è realizzato ben poco, ad eccezione di qualche progetto o iniziativa portata avanti da ministeri o enti locali.

Al di là di episodi di violenza che vengono alla ribalta della cronaca, quanti sono gli episodi simili che si verificano in Italia e di cui, però, nessuna sa nulla se non chi, come voi, offre un servizio alla comunità glbt?
Rispondo parlando a nome di ‘Gay center’ e di ‘Gay help line’. Per quello che riguarda l’osservatorio che noi abbiamo, come ‘Gay help line’, negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto oltre 100 mila contatti. C’è da rilevare che le persone che denunciano alle autorità episodi di violenza subita in genere sono una su dieci. Il gay, la lesbica o il trans difficilmente denuncia atti di violenza o sopruso per diverse ragioni: uno dei più frequenti è il timore della reazione della famiglia. Il sommerso, ovviamente, è molto di più. Nel caso di denuncia pubblica, alla stampa, le cifre scendono ancora di più: siamo dinanzi ad una persona su centro che lo fa. Purtroppo la sensibilità dei media e dell’opinione pubblica si concentra soltanto sui casi che vengono resi pubblici, che però sono la punta dell’iceberg. Ogni giorno le persone gay, lesbiche e trans subiscono violenze, abusi e discriminazioni sul posto di lavoro, come anche a scuola e comunque nella vita sociale in generale. Di casi di questo tipo se ne potrebbero elencare di molti, che avvengono quotidianamente.

In materia di unioni di fatto il Parlamento aveva iniziato un iter. Tutto però è fermo su un binario morto. Secondo Lei cosa occorrerebbe? Quale potrebbe essere un buon punto di partenza?
L’incipit è la volontà di chi ha attualmente la maggioranza alla Camera e al Senato, ossia l’attuale governo, che, su sprono di quello che noi stiamo facendo da anni per tutelare i diritti di persone gay e lesbiche, dovrebbe approvare una legge in tal senso. Però lo stesso governo si è espresso più volte in modo contrario. In altre parole, ci vorrebbe semplicemente un governo in grado di comprendere quelle che sono le reali esigenze della comunità gay, lesbo e trans e che si facesse portatore di queste istanze, trasformandole in legge. L’attuale governo ha deciso di non farlo ed è palese. Oltre ad opporsi a quanto avviene, il movimento gay non può fare più di tanto. Il Parlamento, in quanto tale, dovrebbe invece attuare delle azioni per cambiare in concreto la vita dei cittadini.

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di Antonio Formisano
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