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I giovani sono i più colpiti. Precario uno su due

Disoccupazione, l’Ocse denuncia: “Italia, rischio povertà”

Ripresa del mercato del lavoro troppo lenta

Disoccupazione, l’Ocse denuncia: “Italia, rischio povertà”
15/09/2011, 11:09

ROMA – “L’impatto della crisi recente sul mercato del lavoro italiano è stato fino a oggi moderato, ma la ripresa è lenta”. Lo sottolinea l’Ocse nell’Employment Outlook 2011, dove mette a confronto l’Italia con gli altri paesi. Per l’organizzazione parigina il mercato del lavoro italiano “è sempre più duale” e “la crisi ha colpito duramente i giovani (compresi tra i 15 e i 25 anni)”: il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 27,6% nel luglio 2011, uno dei più alti tassi nell’area Ocse. Il tasso di disoccupazione italiano, ricorda l’Ocse, è cresciuto di 2,5 punti percentuali tra l’inizio della crisi (nel secondo trimestre del 2007) e il primo trimestre del 2010, quando ha raggiunto l’8,5%.
“Questo incremento rimane tuttavia inferiore all’aumento medio osservato nell’intera area Ocse - si legge nel rapporto - da allora, però, la ripresa occupazionale è stata alquanto moderata. Il tasso di disoccupazione italiano è sceso di solo mezzo punto percentuale, in linea con l’evoluzione media degli altri paesi Ocse e il recente rallentamento della ripresa economica nell’area euro suggerisce che la disoccupazione italiana rimarrà al di sopra dei livelli precedenti alla crisi per un certo tempo”. Secondo l’organizzazione di Parigi, nella fase di recessione il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di 9,7 punti percentuali, raggiungendo il 28,9% (tasso destagionalizzato) nell’aprile 2010. Inoltre, sottolinea il rapporto, “il declino della disoccupazione appare dovuto interamente alla creazione di posti di lavoro con contratti a termine o atipici (inclusi i cosiddetti collaboratori), mentre il numero di posti con contratto indeterminato tende ancora a contrarsi”.
Secondo l’Ocse, “per promuovere una più rapida creazione di posti di lavoro e ridurre il dualismo, si dovrebbe varare un’ampia riforma dei contratti di lavoro” che “dovrebbe essere rivolta, in particolare, a ridurre l’incertezza rispetto alle conseguenze del quadro regolamentare sugli esiti delle procedure di licenziamento”. Il Rapporto annuale sull’occupazione dell’organizzazione parigina ricorda “che anche se la legislazione restrittiva sui contratti da lavoro a tempo indeterminato potrebbe aver aiutato il paese a contenere l’impatto della recessione sul mercato del lavoro, nella fase attuale tale legislazione potrebbe scoraggiare le assunzioni, soprattutto con contratti permanenti, mettendo dunque a repentaglio la ripresa”.

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di Antonio Formisano
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