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Don Fortunato Di Noto: "Vorrei che fosse un Natale diverso"


Don Fortunato Di Noto: 'Vorrei che fosse un Natale diverso'
21/12/2011, 10:12

Avola (SR), 21 dicembre 2011 ---- “Vorrei che fosse un Natale diverso. Il Bambino Gesù nasce in mezzo a un’umanità in crisi economica e morale. Vorrei che queste storie di piccole vittime diventate grandi ci aiutassero a sentire più affetto per i più piccoli e un impegno concreto per la difesa dei deboli”.

È con queste parole che don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore dell’Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) commenta l’uscita in libreria di “Abbiamo ritrovato la vita”, edito per le Edizioni San Paolo e con una prefazione scritta da don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana.

Sono 14 lettere/testimonianze raccolte nel corso del tempo. La violenza pedofila è infame perché ti costringe, il più delle volte, al silenzio sotto ricatto. È indicibile perché rivela l’omertà dei familiari, magari della stessa madre o dei fratelli, e segna col marchio della vergogna, come se la colpa dell’oltraggio dovesse ricadere su chi ne è stato oggetto. Ma c’è anche la testimonianza di chi, dopo un durissimo cammino per ritrovare il senso di vivere e “per far pace col proprio corpo”, ha saputo pronunciare la parola “perdono”.

E’ la storia di suor Roberta: non aveva ancora nove anni quando uno zio la violentò. Ebbe il coraggio di raccontarlo alla madre e ciò impedì che l’abuso potesse ripetersi. Alla fine ha scelto di essere testimone di speranza: “Ho offerto la mia sofferenza e la mia stessa vita con ogni suo respiro al Signore per la vita dei pedofili, per quelle bestie che non hanno umanità. Non c’è istante nella mia preghiera in cui non chieda la loro conversione e il loro ravvedimento, perché anche loro possano conoscere l’Amore Crocifisso e Risorto e per chi, come me, ha sofferto e soffre a causa della violenza subita”.

“Noi non segnaliamo mai alle TV o ai giornali i nominativi delle vittime della pedofilia. Non vogliamo si faccia spettacolo su di loro. Abbiamo però offerto queste testimonianze spontanee – mantenendo l’anonimato delle persone coinvolte – perché tutti possano sentirsi coinvolti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: non esistono figli degli altri, ma solo figli nostri”, conclude don Fortunato.

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di Redazione
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