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Dopo L'Aquila, Manduria: i campi di concentramento in Italia


Dopo L'Aquila, Manduria: i campi di concentramento in Italia
02/04/2011, 21:04

In questi giorni, si sono visti i migranti (per lo più tunisini) che sono sbarcati a Lampedusa che sono stati trasferiti altrove. Uno dei luoghi dove vengono portati è la tendopoli montata a Manduria, in provincia di Taranto. E fin qui tutto normale. Meno normale quello che sta succedendo effettivamente: innanzitutto ai migranti, prima di imbarcarsi, sono stati tolti i lacci delle scarpe e le cinte dei pantaloni (per evitare che vengano utilizzati per uccidere o suicidarsi), esattamente come succede con i detenuti. Poi sono stati portati in questo centro di Manduria, dove ai giornalisti non solo è proibito entrare, ma anche avvicinarsi con le telecamere, come si vede dalla Tv. E oggi Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria del Pd, ci rende noto che è stato proibito l'accesso al campo al deputato, onorevole Vico, e al senatore Maritati, entrambi del Pd. Per chi non lo sapesse, i deputati sono liberi di entrare anche nelle carceri, fa parte delle loro funzioni ispettive. Quindi quello che succede in questo campo di immigrati è considerato più segreto di quello che può succedere in carcere. E poi, dulcis in fundo: si sono visti numerosi filmati di immigrati che a decine scavalcano la rete e cercano di scappare via senza che i poliziotti muovano un dito.
Se si esclude quest'ultimo punto, il resto fa pensare ad un campo di concentramento o qualcosa del genere; impressione rafforzata dal fatto che pare che adesso, al posto della rete che circonda il campo, stiano per montare del filo spinato.
Ma non è la prima volta che succede una cosa del genere. In maniera molto simile erano stati trattati gli aquilani, dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Erano stati messi in tendopoli all'interno di recinzioni chiuse e sorvegliate da guardie all'ingresso che impedivano l'accesso a chiunque non facesse parte del campo; poliziotti e carabinieri che pattugliavano la recinzione dall'esterno e, quando i giornalisti entravano nel campo, lo circondavano in quattro (manco fosse un criminale) e chiaramente in quella situazione era impossibile ficcanasare in giro e fare domande, avendo quel po' po' di angeli custodi. Non ricordo se all'epoca ci furono parlamentari che entrarono nei campi, o che fecero il tentativo.
Ma in ogni caso, si tratta sia in un caso che nell'altro, quasi di campi di concentramento. E campi di concentramento non a carico di criminali, ma di semplici persone (immigrati tunisini oggi, terremotati italiani due anni fa) che non hanno nessuna colpa. O sono solo "prove tecniche"? Ma prove tecniche di cosa? Per fare che? Troppe domande senza risposta. E non sono domande che lasciano tranquilli.

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di Antonio Rispoli
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