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Doronzo: “In Campania c’è il problema dell’innalzamento falda acquifera ad oriente di Napoli”


Doronzo: “In Campania c’è il problema dell’innalzamento falda acquifera ad oriente di Napoli”
25/10/2011, 13:10

“In 110 anni la falda acquifera ad oriente di Napoli è prima calata in alcuni punti fino 10-12 metri di profondità dal piano campagna per poi essere praticamente emersa negli ultimi anni!” Gli studi hanno evidenziato, nel corso dell’ultimo secolo, una evoluzione nel tempo con scenari idrodinamici complessi legati in larga parte ad un uso insostenibile delle risorse idriche sotterranee in relazione alla potenzialità naturale della risorsa”. Lo ha affermato Giuseppe Doronzo , segretario dell’Ordine dei Geologi della Campania.
Domani , Martedì 25 Ottobre, ore 15 , Isola A 6 , Centro Direzionale di Napoli , briefing stampa . Presente anche l’assessore al ramo della Regione Campania , Edoardo Cosenza e il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania Francesco Peduto. Esperti , studiosi, ricercatori si confronteranno sul problema dell’innalzamento della falda , durante il forum “ Georischi e Georisorse” , preceduto dall’incontro con la stampa ed organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania .

“Abbiamo avuto prima un abbassamento della falda del napoletano – ha proseguito Doronzo - con conseguente, ad esempio: prosciugamento della falda superficiale, ove presente, nelle zone di Acerra, Cancello, Cicciano, Nola; di molti pozzi poco profondi e delle sorgenti del Volla; del progressivo depauperamento delle sorgenti Calabricito e Mefito in territorio di Acerrra; il peggioramento della qualità delle acque sotterranee , ed un successivo innalzamento della stessa falda poi (con risalita , tra il 1991 e il 1998 in zona Lufrano mediamente di 6 m con picchi di 10-12m) . Oggi siamo in molte zone con la falda praticamente al piano campagna . Ciò dovuto essenzialmente a massicci prelievi idrici per scopi potabili dal 1986 al 1991 e per usi industriali ed agricolo delle acque sotterranee in modo progressivamente più spinto ed incontrollato (almeno sino agli anni ’90); alla drastica riduzione di questi prelievi (dopo il 1991) sia per la chiusura di campi pozzi sia per il repentino processo di deindustrializzazione della zona orientale di Napoli con il concomitante cambiamento dell’uso agricolo dei suoli nella stessa area. Ma in questo complicatissimo fenomeno di risalita in taluni casi e localmente ha influito la presenza di opere in sotterraneo edificate negli ultimi dieci anni. Questa influenza è molto subordinata relativamente a


quella segnalata della riduzione dei prelievi idrici . Inoltre studi condotti in questi ultimi anni hanno evidenziato prima la scomparsa delle sorgenti di Volla e Cancello; l’ ampliamento dei limiti del bacino idrogeologico dovuto allo “spostamento” degli spartiacque sotterranei; il restringimento dei bacini idrogeologici limitrofi al Sarno e Regi Lagni; il richiamo delle acque sotterranee dalla zona situata a Nord di Cancello e del settore nord-occidentale dell’area vesuviana (prima defluivano verso la Piana dei Regi Lagni e del Sarno)”.

Durante il briefing stampa verranno illustrati i nuovi dati sullo stato attuale della falda acquifera.
“In concomitanza ampie zone della Piana sono state inurbate – ha concluso Doronzo - e si è sviluppata una notevole rete infrastrutturale, ora interessate in intere porzioni dalla risalita della falda e delle derivanti interferenze della stessa con il costruito.
Scopo della conferenza è quello di fornire elementi cognitivi sullo stato del complesso meccanismo, manifestatosi in svariati anni, di abbassamento e successivo innalzamento della falda acquifera in provincia di Napoli. Si illustreranno, quindi, dati recenti e si prenderanno in esame casi di studio di lavori, eseguiti e da eseguire, nel campo della mitigazione dei rischi nel caso di “interferenze” della falda con il costruito.
Va altresì considerato come ampie aree delle la Piana in questione (essenzialmente cioè quella pedemontana del Somma ed a ridosso del sistema dei Regi Lagni) , già sature in periodi siccitosi, ricevono ulteriori quantità di acque ruscellanti nel caso di eventi pluviometrici, più o meno copiosi, con le ovvie difficoltà conseguenti nel recepire tali ulteriori carichi idraulici”.

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di Redazione
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