Cronaca / Curiosità

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In ginocchio dinanzi a sua maestà “lo Share”

Dove osano i reality: cannibalismo in Tv olandese

Caro concorrente, adesso ti mangio…

Dove osano i reality: cannibalismo in Tv olandese
21/12/2011, 17:12

Accade in Olanda. Il reality show “ Proefkonijnen”, italianizzato “Cavie”, ha visto i due concorrenti finalisti Denny Storm e Valerio Zeno, misurarsi in una “coraggiosa” prova di cannibalismo. Pur comprendendo possibili moti di riluttanza, possiamo, se non altro, affermare che gli impavidi ragazzi hanno avuto la possibilità di gustare un piatto di sicura e genuina provenienza giacché, dopo essersi sottoposti ad un’operazione di microchirurgia che ha asportato un pezzo di pancia all’uno ed uno di sedere all’altro, si sono dovuti mangiare a vicenda. A lume di candela, occhi negli occhi, ma ben al di là di qualsivoglia proposito romantico, i due “prodi” protagonisti hanno gustato l'inedito manicaretto. Il cuoco non ha certo sguinzagliato la sua fantasia. Si è infatti limitato a saltare in padella i pezzi di carne umana con olio di semi di girasole dietro espressa richiesta dei due banchettanti: “Non c’erano fave e chianti, né spezie. Era soltanto carne umana cotta al sangue in olio di girasole. Non abbiamo fatto aggiungere condimenti perché volevamo scoprire di cosa sapesse. Non è facile guardare negli occhi un tuo amico mentre stai masticando un pezzo del suo ventre”. Denny e Valerio ironizzano sulla loro prova e mentre consumano il “lauto pasto”, servono a loro volta la pietanza più appetibile per gli autori del format televisivo: un’enorme risonanza da parte dei media, anche all’estero, con picchi di share alle stelle. A quanto pare nessuno dei cannibali televisivi coinvolti va incontro a ripercussioni dal punto di vista legale: non c’è nessuna legge in Olanda che lo vieta esplicitamente, a maggior ragione se praticato in maniera consensuale. Di certo è la puntata del reality che ha destato più scalpore ma i due si sono sottoposti anche ad altre prove di discutibile gusto, come la rasatura della barba con il ketchup o, gusti a parte, mettersi “sconsideratamente” alla guida bendati. E così, dopo le reiterate esibizioni di volgarità debordanti dei talk show posti a margine dei reality, adesso assistiamo alla violazione del tabù del cannibalismo. In effetti Le “Cavie” prometteva d’essere un format dai contenuti estremi che si sarebbe spinto ben oltre i confini del già noto. E di certo è andato oltre i confini...del buon gusto. Dal “Grande Fratello” a “La Fattoria”, da “L’isola dei famosi” passando per “X Factor”, proprio come a voler assecondare i dettami dell’economia di mercato e la conseguente differenziazione dei prodotti proposti, i reality negli anni si sono moltiplicati a dismisura, proprio allo scopo di toccare le molteplici corde di molteplici pubblici. E poco importa se inducono alle più sfrontate forme di esibizionismo, se incoraggiano una rappresentazione quanto meno stereotipata dei ruoli sociali, se suggeriscono modelli di interazione basati sulla competitività ad ogni costo. La facile celebrità di quindici minuti o poco più, così affannosamente inseguita da tanta umanità che poco si sforza di trovare una propria definizione nelle coordinate della realtà vera, quella in cui l’autenticità non conosce riprese da parte di alcuna telecamera ben nascosta, sostiene la causa di tanti “addetti ai lavori”, che si sentono legittimati a porre in essere tutto, ma proprio tutto, per amore di un nuovo mostro, una specie di Leviatano, che si chiama share.

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di Rosa Vetrone
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