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Per il governatore Bankitalia situazione lavoro delicata

Draghi: disoccupazione all'11%, Tremonti non smentisce


Draghi: disoccupazione all'11%, Tremonti non smentisce
28/10/2010, 20:10

ROMA - Considerando anche i cassintegrati ed i cosiddetti "inattivi" (coloro che per sfiducia non cercano più un impiego) la disoccupazione in Italia tocca l'11% e raggiunge dunque le cifre registrate in Francia; superando sia la Gran Bretagna che la Germania. E' questo quanto  ha sostenuto Bankitalia attraverso l'intervento del governatorre Mario Draghi durante la Giornata del risparmio. A sorpresa e differentemente rispetto alle precedenti posizioni assunte, si è detto in linea con l'analisi di Draghi anche Giulio Tremonti.
Secondo il numero uno di Bankitalia, comunque, "la condizione del mercato del lavoro è il tema centrale, da analizzare guardando a tutti gli indicatori e a tutte le buone fonti informative disponibili". Come riportato anche su Reuters, infatti, per Boi "Il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,5% [dato Istat] delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero. Per valutare più compiutamente la situazione del mercato del lavoro numerosi organismi statistici, nazionali e internazionali, utilizzano anche altre misure di sottoutilizzo della forza lavoro. Vengono conteggiati, assieme ai disoccupati, i lavoratori assistiti da strumenti quali la Cig, quelli che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano più attivamente un impiego perché disperano di trovarne uno, quelli forzosamente occupati a tempo parziale, pur desiderando un lavoro a tempo pieno".
E quindi, sommando a chi fa parte dell'8,5% iniziale anche le due categorie di cui sopra, la percentuale di disoccupati italiani supera quella riferita a inglesi e tedeschi. Intervenendo durante lo stesso convegno, poi,  il ministro dell'Economia si è dimostrato conciliante:"Nella espressione che è stata fatta oggi c'è assoluta condivisione e questo ha rimosso alcuni equivoci. Credo che insieme potremo condividere anche altro dal punto di vista della statistica".
Eppure, solo qualche settimana fa, gli stessi dati forniti da Bankitalia erano stati definiti da Maurizio Sacconi come "esoterici" e dal dipartimento delle Entrate del ministero dell'Economia "inutilmente ansiogeni". Insomma: un cambiamento radicale di opinione che coincide o con una tardiva presa di coscienza o con una pregressa incompentenza da parte degli esperti di settore scelti dal governo. In ogni caso, la ricetta per la ripresa, nelle intenzioni di Draghi consiste nell'incremento sistematico dei consumi interni al paese; con un aumento quindi della domanda da parte dei consumatori. Tuttavia, prosegue il governatore "oggi i consumi ristagnano perché i redditi reali delle famiglie non progrediscono e vi è una diffusa incertezza sul futuro". Considerazioni inconfutabili quanto probabilmente più che scontate che, tra l'altro, fanno da sfondo ad una situazione che in numeri appare molto poco esaltante. Con le prospettive di crescita del pil che non si distanziano dall'1%, infatti, secondo le stime di Bankitalia, tra il secondo trimestre del 2008 ed il quarto del 2009, nel Bel Paese il numero degli occupati si è ridotto di circa 560.000 persone.
A questo eloquente dato, in ultimo, si aggiungono i quasi due milioni di ore di cassaintegrazione autorizzate complessivamente tra settembre 2008 ad agosto 2010. In altri termini, conclude Draghi, il numero di ore di cig equivale "al lavoro di circa mezzo milione di occupati dipendenti a tempo pieno ogni anno". La riflessione, però, a questo punto risulta spontanea anche a chi non può considerarsi un economista esperto: se l'Italia per riprendersi ha bisogno di un classe media fornita di maggiore potere d'acquisto, come si fa a pensare ad un aumento della tassazione che non corrisponde assolutamente con un conseguente innalzamento del livello delle retribuzioni? Un paese occidentale a forte base sindacale che tenta di emulare realtà imprenditoriali drogate come quella Cinese, dove è destinato ad arrivare se non all'autodistruzione? In che modo Draghi intende proporre l'aumento della domanda interna al di la delle dichiarazioni di intenti? Domande alle quali, sicuramente, va trovata una risposta credibile, onesta e realista in tempi più stretti dei sempre più esigui compensi dei lavoratori pubblici e privati.

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di Germano Milite
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