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L’accusa è di spaccio di stupefacenti: hashish e cocaina

Droga, coca cola e pizza: tre arresti nel casertano


Droga, coca cola e pizza: tre arresti nel casertano
04/03/2011, 11:03

Una trovata originale e soprattutto singolare il linguaggio utilizzato dai tossicodipendenti per l’acquisto delle dosi di stupefacenti: “portami quel cd” oppure “preparami una pizza” o ancora portami una “Coca Cola”, mentre il numero da 5 a 100, stava a significare l’equivalente in euro delle sostanze stupefacenti. Un vero e proprio centro di spaccio di sostanze stupefacenti è stato scoperto dai carabinieri, dopo indagini durate alcuni mesi, in prossimità di una sala giochi nel centro storico di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta. Le persone finite in manette per questo giro sono tre. Le fasi di spaccio, ha spiegato il comandante della locale compagnia, capitano Salvatore Vitiello, sono state attentamente monitorate con servizi di osservazione e pedinamento, con riprese video e intercettazioni telefoniche. Sulla base delle risultanze investigative dei carabinieri, il Tribunale di S.Maria Capua Vetere ha emesso ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Terracciano, di 31 anni, Daniele Nisio, di 26 anni e Cristiano Rapa, di 25 anni, tutti di Piedimonte Matese. Sono accusati di spaccio di stupefacenti, in prevalenza hashish, ma anche di marijuana e cocaina. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno identificato e segnalato all’autorità giudiziaria, come assuntori, oltre 40 persone, soprattutto giovani studenti della zona di Piedimonte Matese. Gli investigatori non escludono che alcuni di essi fossero coinvolti anche nell’attività di spaccio. I tre arrestati si rifornivano all’ingrosso nelle principali piazze dello spaccio di Napoli. Francesco Terracciano,trovato anche al momento dell’arresto in possesso di varie dosi di hashish e di oltre 300 semi di marijuana suddivisi in decine di confezioni, è stato rinchiuso nel carcere di S.Maria Capua Vetere; gli altri due hanno ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari.

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di Antonio Formisano
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