Cronaca / Droga

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La cocaina arrivava da Scampia, in manette intera famiglia

Droga e squillo a Lucca, sgominata banda di napoletani

Prostituzione a domicilio e Iphone falsi: ecco il giro

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Droga e squillo a Lucca, sgominata banda di napoletani
26/08/2011, 10:08

LUCCA - Un gruppo criminale “in trasferta” e ben radicato sul territorio lucchese, che è riuscito in tre anni a metter su un giro di prostituzione e cocaina. È il malaffare di Scampia che sbarca a Lucca, e la Polizia di Stato riesce a stringere le manette ai polsi a 9 persone ritenute appartenenti ad una organizzazione criminale dedita allo spaccio di cocaina, sfruttamento della prostituzione e ricettazione. Affari che dalla città riuscivano ad espandersi in tutta la piana Lucchese. Quattro le persone indagate che sarebbero legate a doppio filo alle attività illecite sgominate dagli agenti coordinati dal vicequestore aggiunto Virgilio Russo.
L'indagine denominata "Oh oh", dall'intercalare usualmente utilizzato dai criminali per dissimulare l'ordinativo di dosi di cocaina, ha preso avvio nello scorso mese di marzo a seguito di un intervento nel quartiere di S. Anna per una lite tra alcuni pregiudicati. A capo dell'organizzazione c'era la famiglia Tranchino, composta da pregiudicati originari di Napoli e residenti a Lucca da circa 3 anni, che dal quartiere di Scampia importava la cocaina. Aveva un ruolo nell'organizzazione anche la nonna, il figlio e la nuora della famiglia. Inoltre ad un gestore di un bar del centro storico di Lucca e' stato contestato il favoreggiamento personale, per aver rivelato agli indagati l' esistenza di indagini a loro carico. Nel corso della operazione sono state sequestrate alcune decine di grammi di cocaina divisa in dosi.
Il corriere che trasportava la cocaina da  Scampia a Lucca era il napoletano Antonio Pennino, che per arrotondare, inoltre, si riforniva a piazza Garibaldi di Iphone contraffatti Made in China, da rivendere ad altri napoletani radicati a Lucca (la famiglia Salvati) che vendono da anni prodotti taroccati per la Toscana. In questa indagine c’è anche un giro a luci rosse in cui è coinvolto un’altra persona: si tratta di Luigi Murgio, il quale - secondo gli inquirenti - faceva prostituire in casa la sua convivente di etnia sinti ed aveva messo in piedi un commercio di attrezzi “di lavoro” per transessuali brasiliani che battono in via Aurelia.

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di Davide Gambardella
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