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Sono tre romeni, si erano rifugiati a Licola

Duplice omicidio Ambrosio: arrestati l'ex giardiniere e due complici


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Duplice omicidio Ambrosio: arrestati l'ex giardiniere e due complici
16/04/2009, 21:04

Centinaia di persone, oltre a cineoperatori, fotografi e cronisti, hanno atteso davanti alla Questura di Napoli l’uscita dei tre romeni arrestati per l’assassinio di Franco Ambrosio e Giovanna Sacco, massacrati a sprangate nella loro villa di Posillipo la notte tra martedì e mercoledì. Traffico in tilt, con gli automobilisti che si sono fermati ad assistere. I tre arrestati hanno sfilato tra i flash dei fotografi fino alle automobili che li avrebbero di lì a poco tradotti in carcere. “Bastardi”, si è sentito gridare più volte dalla folla. Si chiude così il cerchio sul duplice omicidio dell’ex re del grano e di sua moglie, trovati morti nella loro casa in discesa Gaiola alle prime ore del mattino dal loro primogenito Massimo.

Il primo ad uscire dalla Questura è stato un giovane alto circa un metro e sessanta, orecchino e t-shirt nera. Il secondo, anche lui bassino, aveva una maglietta verde. Il terzo, il più alto, aveva una t-shirt nera. Hanno poco più di venti anni. Sono saliti nella volante diretti al carcere, inseguiti dalle urla di indignazione dei presenti e da quella rabbia che, qualcuno, ha trasformato in un calcio alla vettura.

Si tratta di Marius Acsinieri, ventidue anni, ex giardiniere al servizio degli Ambrosio. I suoi due complici sono Valentin Dumitriu, ventidue anni, stalliere, e Calin Petrica, 24 anni, operaio presso un autolavaggio. Sono tutti incensurati e cittadini comunitari perché entrati in Italia prima dell’approvazione della legge Bossi Fini del 2001.

Soddisfatto il questore di Napoli, Santi Giuffrè, che considera “risolto il caso” del duplice omicidio Ambrosio ed afferma che “gli elementi a carico dei tre immigrati romeni fermati sono schiaccianti”.

Uno dei tre arrestati, a quanto pare, non era un estraneo. Era stato in servizio fino a due anni fa come giardiniere nella villa alla Gaiola, è stato riconosciuto dal maggiordomo che da oltre 30 anni era alle dipendenze dell’ex re del grano. Una persona che aveva lavorato nella villa, che quindi conosceva la struttura e probabilmente sapeva anche dei beni di valore custoditi all’interno. Così come sapeva della cassaforte, quella che inutilmente hanno cercato di divellere. Secondo la polizia, sarebbe stato proprio l’ex giardiniere a vibrare i colpi che hanno ucciso Franco Ambrosio e Giovanna Sacco.

Incastrati dalle impronte e dai cellulari. A poche ore dal delitto, gli agenti hanno assicurato alla giustizia i tre presunti colpevoli. Fondamentali durante le indagini le numerose impronte digitali lasciate all’interno della villa su molti oggetti, compresi mozziconi di sigarette, bicchieri e bottiglie abbandonate sul posto. A guidare gli investigatori, però, sono state anche le tracce lasciate dai telefoni cellulari. Nel bottino dei malviventi, infatti, oltre ai gioielli della signora e ai contanti, c’erano anche i telefonini delle vittime. Sono stati rubati e, questa mattina, uno di quelli è stato utilizzato. Una telefonata fatta da uno dei presunti responsabili alla madre. Alla polizia è bastato un attimo: gli agenti hanno seguito il tracciato dell’apparecchio, poi con una Bmw dotata di satellitare hanno localizzato i presunti killer e li hanno bloccati.

La refurtiva era nelle loro tasche. I poliziotti, durante la perquisizione, hanno rinvenuto alcune delle cose che sono sparite dalla villa degli Ambrosio. Qualche gioiello, carte di credito, portafogli delle vittime. Si erano rifugiati a Licola, appena fuori città, nel Giuglianese. Non erano armati, alla vista degli agenti non hanno opposto resistenza.

La ricostruzione della polizia è quella di un tentativo di furto finito male. I reperti ritrovati sul luogo del delitto hanno fornito numerosi indizi agli investigatori, che in poche ore sono riusciti a stringere le manette ai polsi ai colpevoli. Lo scenario che si è mostrato ai loro occhi durante il primo sopralluogo nella villa della Gaiola ha contribuito a delineare un profilo dei responsabili che si è poi dimostrato abbastanza preciso. Che non si fosse trattato di professionisti era stato chiaro sin da subito. Gli investigatori hanno ipotizzato che dietro quel furto degenerato nel duplice delitto ci fosse una banda di balordi, che non si è preoccupata di nascondere le tracce alla Scientifica. Tre sbandati che hanno praticamente lasciando una firma sul luogo del delitto. Sui resti del bivacco e su numerosi oggetti all’interno della vittima sono state rilevate delle impronte digitali non riconducibili a nessun frequentatore abituale della villa. Inoltre, il terzetto si è portato via carte di credito e cellulari, incurante del fatto che il loro utilizzo avrebbe creato tracce facilmente seguibili. Gli unici dubbi inizialmente nati sono partiti proprio dalla sovrabbondanza di indizi, che hanno fatto pensare ad un killer professionista che volesse sviare le indagini. Ipotesi che, con la confessione degli arrestati, sembra poter essere esclusa. I tre romeni, secondo la ricostruzione della polizia, sarebbero entrati nella villa tra le due e le quattro di martedì notte, rompendo un vetro della portafinestra. Probabilmente credevano che non ci fosse nessuno in casa e quindi non si sono preoccupati di fare rumore. Franco Ambrosio ha sentito il vetro in frantumi e si è precipitato a vedere cosa fosse successo, trovandosi così faccia a faccia con i ladri. La reazione I banditi lo hanno colpito a morte, forse presi dal panico, mentre era in cucina. Poi è stata la volta della moglie Giovanna. Dormiva vestita, da quando c’era stato il terremoto in Abruzzo aveva paura. E’ stata colpita nel disimpegno. Sembrava che per massacrarli i balordi avessero usato una spranga di ferro, forse una pietra; le ferite da taglio farebbero escludere che sia stato utilizzato un bastone. Durante la conferenza stampa di oggi è stato però reso noto che l’arma impropria utilizzata sarebbe una chiave ad N utilizzata per svitare i bulloni delle ruote di automobile, ma non è stata trovata Secondo gli investigatori, i banditi hanno agito in preda all’alcol.

Quella sera i coniugi Ambrosio erano soli in casa. Il domestico non c’era. L’ex re del grano era tornato a casa intorno alle otto di sera, dopo un paio d’ore trascorse con gli avvocati per preparare la difesa in occasione del processo d’appello, dopo la condanna in primo grado per il crac del gruppo arrivata lo scorso anno. I tre balordi sarebbero arrivati alla Gaiola intorno alle 22, scendendo attraverso un sentiero che parte dal Virgiliano. Si sarebbero fermati nel parco a bivaccare, sulla coperta che poi è stata trovata dai poliziotti, banchettando con salsicce, cioccolato ed alcol rubati da una dependance della villa, affittata ad un avvocato al momento fuori città. Sarebbero rimasti nel parco fino a tarda notte quando, ubriachi, avrebbero deciso di fare irruzione in quella villa che credevano vuota. Anche questa volta avrebbero puntato alla cucina, per rubare altre vivande. Solo che si sono trovati davanti il padrone di casa. Mezz’ora dopo, il secondo omicidio, quello di Giovanna Sacco, forse prima costretta a consegnare gioielli e denaro.

La tesi dell’ubriachezza trova conferma in un brano della telefonata intercettata dalla polizia. “Ho ucciso due persone, colpendole, e non mi rendevo neanche conto di quello che facevo”, si ascolta dalla voce di Marius Acsiniei, l’ex giardiniere ventiduenne, che parla con la madre. Era consapevole di rischiare “25 anni di carcere”, e aggiungeva che, se fossero arrivati gli agenti, lui “avrebbe sparato”.

Il procuratore capo Giandomenico Lepore ha ribadito che le indagini non sono finite, non escludendo che si possa fare un esame del Dna anche se le impronte trovate nella villa combaciano con quelle dei tre romeni fermati.

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di Nico Falco
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