Cronaca / Nera

Commenta Stampa

Duplice omicidio Ambrosio, la ricostruzione


.

Duplice omicidio Ambrosio, la ricostruzione
16/04/2009, 19:04

La ricostruzione della polizia è quella di un tentativo di furto finito male. I reperti ritrovati sul luogo del delitto hanno fornito numerosi indizi agli investigatori, che in poche ore sono riusciti a stringere le manette ai polsi ai colpevoli. Lo scenario che si è mostrato ai loro occhi durante il primo sopralluogo nella villa della Gaiola ha contribuito a delineare un profilo dei responsabili che si è poi dimostrato abbastanza preciso. Che non si fosse trattato di professionisti era stato chiaro sin da subito. Gli investigatori hanno ipotizzato che dietro quel furto degenerato nel duplice delitto ci fosse una banda di balordi, che non si è preoccupata di nascondere le tracce alla Scientifica. Tre sbandati che hanno praticamente lasciando una firma sul luogo del delitto. Sui resti del bivacco e su numerosi oggetti all’interno della vittima sono state rilevate delle impronte digitali non riconducibili a nessun frequentatore abituale della villa. Inoltre, il terzetto si è portato via carte di credito e cellulari, incurante del fatto che il loro utilizzo avrebbe creato tracce facilmente seguibili. Gli unici dubbi inizialmente nati sono partiti proprio dalla sovrabbondanza di indizi, che hanno fatto pensare ad un killer professionista che volesse sviare le indagini. Ipotesi che, con la confessione degli arrestati, sembra poter essere esclusa. I tre romeni, secondo la ricostruzione della polizia, sarebbero entrati nella villa tra le due e le quattro di martedì notte, rompendo un vetro della portafinestra. Probabilmente credevano che non ci fosse nessuno in casa e quindi non si sono preoccupati di fare rumore. Franco Ambrosio ha sentito il vetro in frantumi e si è precipitato a vedere cosa fosse successo, trovandosi così faccia a faccia con i ladri. La reazione I banditi lo hanno colpito a morte, forse presi dal panico, mentre era in cucina. Poi è stata la volta della moglie Giovanna. Dormiva vestita, da quando c’era stato il terremoto in Abruzzo aveva paura. E’ stata colpita nel disimpegno. Sembrava che per massacrarli i balordi avessero usato una spranga di ferro, forse una pietra; le ferite da taglio farebbero escludere che sia stato utilizzato un bastone. Durante la conferenza stampa di oggi è stato però reso noto che l’arma impropria utilizzata sarebbe una chiave ad N utilizzata per svitare i bulloni delle ruote di automobile, ma non è stata trovata Secondo gli investigatori, i banditi hanno agito in preda all’alcol.
Quella sera i coniugi Ambrosio erano soli in casa. Il domestico non c’era. L’ex re del grano era tornato a casa intorno alle otto di sera, dopo un paio d’ore trascorse con gli avvocati per preparare la difesa in occasione del processo d’appello, dopo la condanna in primo grado per il crac del gruppo arrivata lo scorso anno. I tre balordi sarebbero arrivati alla Gaiola intorno alle 22, scendendo attraverso un sentiero che parte dal Virgiliano. Si sarebbero fermati nel parco a bivaccare, sulla coperta che poi è stata trovata dai poliziotti, banchettando con salsicce, cioccolato ed alcol rubati da una dependance della villa, affittata ad un avvocato al momento fuori città. Sarebbero rimasti nel parco fino a tarda notte quando, ubriachi, avrebbero deciso di fare irruzione in quella villa che credevano vuota. Anche questa volta avrebbero puntato alla cucina, per rubare altre vivande. Solo che si sono trovati davanti il padrone di casa. Mezz’ora dopo, il secondo omicidio, quello di Giovanna Sacco, forse prima costretta a consegnare gioielli e denaro.

La tesi dell’ubriachezza trova conferma in un brano della telefonata intercettata dalla polizia. “Ho ucciso due persone, colpendole, e non mi rendevo neanche conto di quello che facevo”, si ascolta dalla voce di Marius Acsiniei, l’ex giardiniere ventiduenne, che parla con la madre. Era consapevole di rischiare “25 anni di carcere”, e aggiungeva che, se fossero arrivati gli agenti, lui “avrebbe sparato”.
Il procuratore capo Giandomenico Lepore ha ribadito che le indagini non sono finite, non escludendo che si possa fare un esame del Dna anche se le impronte trovate nella villa combaciano con quelle dei tre romeni fermati.
 

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©