Cronaca / Sangue

Commenta Stampa

I due forse uccisi per tenere chiusa la bocca di Apice

Duplice omicidio Sacco: l’ombra del clan Moccia


.

Duplice omicidio Sacco: l’ombra del clan Moccia
25/11/2009, 18:11

NAPOLI – Sangue, pistole, botta e risposta all’ombra della camorra. Tutte mosse di uno scacchiere camorristico all’inizio sempre difficile da decifrare, ma più chiaro man mano che i giocatori scoprono il proprio gioco. Una strada che è cominciata oltre trent’anni fa e che ieri, probabilmente, ha visto l’ennesimo passo: Gennaro Sacco e il figlio erano imparentati con Costanzo Apice, l’uomo arrestato per l’omicidio di Mariano Bacioterracino. Gli inquirenti sono al lavoro per trovare il movente della duplice esecuzione di ieri.
Intorno alle 17 di ieri sono caduti sotto i colpi dei sicari Gennaro Sacco, 58 anni, esponente di spicco del clan Sacco-Bocchetti, e suo figlio Carmine, 29 anni. I due sono stati raggiunti a San Pietro a Patierno, zona di influenza del clan, all’incrocio tra via Masseria e via Gagarin. Erano su uno scooter Sh 300. I killer, probabilmente anche loro in sella a motociclette, hanno sparato la prima volta colpendo Gennaro Sacco alla testa. Probabilmente (la dinamica non è ancora del tutto chiara) il figlio ha tentato la fuga sullo scooter, schiantandosi però contro un muro poco distante. I sicari lo hanno seguito, ferendolo a morte: il ventinovenne è deceduto poco dopo il suo arrivo all’ospedale San Giovanni Bosco.
Per ora nessun legame concreto, si tratta solo di ipotesi investigative, ma potrebbero esserci collegamenti con l’omicidio della Sanità del maggio scorso, quando le telecamere di videosorveglianza ripresero un killer solitario che uccideva a sangue freddo Mariano Bacioterracino, 53 anni, con precedenti per rapina e non ritenuto vicino a nessun clan. Bacioterracino fu coinvolto nelle indagini sull’omicidio del capoclan Gennaro Moccia, avvenuto nell’aprile 1976. L’uomo, insieme ad altri quattro, ritenuti legati al clan Giuliano, fu indagato ma successivamente scagionato. Assolto dai giudici, condannato dai tribunali di camorra. E’ questa la tesi su cui lavorano gli inquirenti: anche gli altri tre indagati, infatti, sono stati uccisi in agguati di stampo camorristico. Bacioterracino era l’ultimo. L’ipotesi è quella di una vendetta del clan Moccia, arrivata implacabile seppur con 33 anni di ritardo. Costanzo Apice, presunto assassino di Bacioterracino (identificato anche grazie al video che riprende l’omicidio, diffuso dalla Procura), era imparentato con Gennaro Sacco e con il figlio Carmine. Oltre al legame di parentela, risulta agli inquirenti che l’uomo fosse anche un affiliato del clan, guardaspalle del boss.
Sulla base di questi elementi, fioccano le ipotesi. Il duplice omicidio potrebbe essere una vendetta per l’uccisione di Bacioterracino, una volta assodati i contatti tra Apice e Gennaro Sacco. La verità, però, potrebbe essere diversa. Poco dopo l’arresto del giovane, infatti, si è diffusa la voce di un possibile pentimento. Costanzo Apice pare voglia intraprendere la via della collaborazione con la giustizia. Ovvero, diventare una mina vagante per quei clan che dalle sue parole potrebbero perdere uomini e risorse. Secondo questa ipotesi, il duplice omicidio di ieri potrebbe inquadrarsi nella reazione del clan Moccia che, temendo il pentimento, potrebbero aver mandato un messaggio chiaro uccidendo zio e cugino del presunto assassino. Un messaggio decisamente forte, visto che Gennaro Sacco non era un affiliato comune, ma era considerato esponente di rilievo del clan.

In una lettera alla stampa, la famiglia Moccia ha comunque dichiarato qualsiasi coinvolgimento con gli omicidi, ribadendo la propria estraneità a qualsiasi fatto di camorra e sottolineando che il clan Moccia non esiste più da oltre dieci anni.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©