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e se provasssimo a fare l'Area Metropolitana?


e se provasssimo a fare l'Area Metropolitana?
06/10/2012, 13:25

 

NAPOLI E 36 CASALI

E se provassimo a farla“Napoli e 36 Casali” davvero la Città Metropolitana?

di: Raffaele Pirozzi ,Giuseppe Biaco e Giovanni De Falco

alla bozza di Decreto del Governo per la “Spending reviuw”, è previsto l’addio alla Provincia diNapoli. Infatti il decreto prevede che dal Giugno prossimo ci saranno dieci Città Metropolitane, i cui Statuti dovranno essere approntati entro la fine di questo anno. Alle città metropolitane sono attribuite le funzioni delle Province, oltre a pianificazione del territorio, organizzazione dei servizi pubblici di ambito metropolitano; mobilita’ e viabilità; promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.

La storia delle città metropolitane, è molto tormentata e somiglia molto a quella delle Regioni. le Regioni, inserite nella Costituzione, dopo un lungo ed acceso dibattito, dovevano partire il 1 Gennaio del 1949.Invece,solo nel 1970 si tennero le prime elezioni che segnarono la definitiva nascita degli Enti Regionali. Anche per le città metropolitane, sono passati 22 anni per sperare nel loro definitivo avvio. Le città metropolitane, erano state inserite nel novero degli Enti Locali Italiani, dalla 142/90, la legge quadro che definisce il ruolo, le funzioni e gli ambiti di competenza degli enti di governo territoriale.

Ma, non basteranno ancora questi 22 anni di attesa, perché solo nel 2014,al termine del mandato elettorale del Consiglio in carica, avremo il trasferimento dei poteri tra la Provincia e la Città Metropolitana. Anche le Regioni, dovettero aspettare la legge delega del 1972 per poter definitivamente entrare nella pienezza dei loro poteri. La prima amara constatazione che bisogna fare è, che devono passare 24 anni per avere un nuovo Ente in Italia. Un tempo sicuramente lungo per garantire al nostro paese quelle innovazioni di cui,invece, ha disperatamente bisogno.

La storia delle Città Metropolitane inizia negli anni 60, quando, a seguito della forte espansione industriale delle grandi città del Nord, nacquero attorno agli antichi centri storici, grandi fabbriche ed enormi agglomerati urbani, che trasformarono le vecchie periferie in un “hinterland” senza identità, senza funzioni e senza soluzione di continuità.

La nascita di una città metropolitana, aveva la funzione, allora, di organizzare un territorio al servizio dello sviluppo industriale, veruna società in forte crescita economica, dove le contraddizioni si accumulavano e le tensioni sociali erano molto forti. Quelle originali motivazioni non ci sono più e la nostra società è profondamente diversa da quella degli anni 60, in profonda crisi ed ai cittadini è completamente sconosciuto il motivo per cui dovrebbe nascere un nuovo Ente Territoriale al posto di un altro ritenuto, a ragione, vecchio e superato. Il Governo precedente aveva inserito le dieci Città Metropolitane previste, nel decreto del Federalismo, in cui il valore politico della proposta era sicuramente secondario rispetto alla nuova organizzazione federale che si voleva raggiungere.Oggi la Città Metropolitana viene riproposta all’interno di un decreto per tagliare la spesa pubblica in eccesso, insieme alla eliminazione delle piccole Province e dei piccoli comuni. Quello che si capisce è che al termine di questa tornata di provvedimenti del Governo Monti, anche le provincie delle grandi aree metropolitane non ci saranno più; in questo modo avremmo raggiunto il poco lusinghiero obbiettivo di avere, per un piccolo risparmi, la perdita di strutture democratiche sul teritorio e la perdita dei servizi che venivano erogati da quegli enti. Dopo 22 anni non nascono bene le città metropolitane.Infatti, Pisapia,sindaco di Milano e PodestàmPresidente della Provincia, hanno chiesto una legge speciale per organizzare la propria nuova struttura.

L’idea è giusta, ogni area metropolitana è diversa ed è giusto che si organizzi secondo modalità individuate dai cittadini. Per Napoli, la Città Metropolitana è indispensabile, può rappresentare la svolta per ricominciare a programmare uno sviluppo possibile. In un area metropolitana, che rappresenta un agglomerato urbano senza soluzione di continuità, dove abitano tre milioni e seicentomila persone, che hanno tutte problemi simili do servizi scadenti e mancanza di lavoro, continuare a programmare il governo del territorio all’interno di confini amministrativi che non esistono più nella realtà, è un limite che non possiamo più consentirci e rappresenta un costo inutile. E, se finalmente decidessimo di essere i protagonisti del nostro futuro? Se finalmente decidessimo di non importare modelli stranieri che spesso da noi non funzionano? E se decidessimo di fare davvero una Città metropolitana? Non sarebbe difficile, basterebbe riscoprire le Municipalità elaborate dall’Assessore Porta nella prima Giunta Iervolino. Le Municipalità dovrennero avere un ambto territoriale in grado di raccogliere mediamente centomila abitanti e dovrennero avere il ruolo ordinario dei Comuni, compreso il proprio bilancio. Alla Città Metropolitana verrebbe assegnato il ruolo di programmazione territoriale dello sviluppo e della pianificazione generale, dell’ambiente e delle politiche per lo sviluppo, insieme a quelle del Bilancio generale, della gestione del personale e dei servizi, compreso la mobilità e le infrastrutture. Una Città Metropolitana con il suo Consiglio eletto da i cittadini della Area,con la propria Giunta e con il Sindaco Metropolitano eletto da tutti. Un territorio diviso in 36 Municipalità, con un proprio presidente, una propria Giunta ed un proprio consiglio eletto dai cittadini. Pensate ai risparmi di gestione che si realizzerebbero! Innanzi tutto sul piano politico per la diminuzione da 93 a 37 strutture elettive sul territorio. Ma avremmo anche una sola società di trasporto metropolitana, un solo acquedotto, una sola società di raccolta e smaltimento dei rifiuti e via di questo passo. Un risparmio di spese di gestione enorme, che riguarderebbero consigli di amministrazione e gruppi dirigenti, gestione congiunta del personale e mobilità dei dipendenti pubblici in aree definite, ma sovraccomunali. Immaginare una sola frande Napoli, con le proprie identità territoriale che non verrebbero ad essere mortificate, ma esaltate dal governo imificato. Tutti i risparmi reinvestiti in pianificazione dello sviluppo e per il lavoro,per garantire una vera ripartenza al nostro territorio. Un sogno o una concreta possibilità? La città metropolitana è un obbiettivo realizzabile ed anche in tempi brevi, basterebbe volerlo e condividerlo, per raggiungerlo.

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di Raffaele Pirozzi
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