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La storia emblematica dell'assessore Ganapini

Ecco perchè le intercettazioni sono vitali, l'esperienza di un lettore


Ecco perchè le intercettazioni sono vitali, l'esperienza di un lettore
23/05/2010, 16:05

NAPOLI- Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fabio Alemagna, nostro lettore e da sempre impegnato in azioni di attivismo civico contro il malgoverno e la malapolitica.

"Circa due anni fa, come esponente di uno dei numerosi comitati civici Campani che sono sorti negli ultimi anni a causa della delicata questione rifiuti, ho partecipato insieme ad altri ad una riunione con l'allora assessore all'ambiente della regione Campania Walter Ganapini, ex direttore di Greenpeace e cofondatore di Legambiente. Prima di iniziare la riunione, Ganapini chiese di non divulgare ciò che lì si sarebbe detto, e cominciò poi a sciorinare una serie di dati, fatti e circostanze che lì per lì si fece fatica a mettere a fuoco, ma che già al primo ascolto risultarono "esplosivi". All'epoca, i comitati riponevano fiducia nell'assessore, che aveva istituito un "forum ambientale", in apparente ottemperanza alla convenzione di Aarhus. Col tempo, però, si è raggiunta la consapevolezza che quel forum purtroppo servisse soltanto a sedare gli animi rivoltosi ed allo stesso tempo a dare un'aura di condivisione con la cittadinanza alle scelte che di lì a poco sarebbero state fatte (e non fatte) sulla pelle dei cittadini.

In seno alla riunione, ci fu però chi, odorando l'inghippo, pensò bene di registrare il tutto, semplicemente poggiando un registratore sul tavolo e lasciandolo in funzione. In quella riunione Ganapini parlò, tra le varie cose, di servizi segreti, Presidenza della Repubblica e di come egli stesso fosse dovuto scendere a patti con tali istituzioni nel decidere come e quante informazioni divulgare su una discarica già costruita e disponibile, che avrebbe potuto evitare l'allestimento della discarica di Chiaiano  tamponando comunque l'emergenza per i mesi a venire, (e questa cosa l'assessore la denunciò anche sul blog di Beppe Grillo). A distanza di un anno, nell'estate del 2009, resasi palese la malafede di Ganapini, fu deciso di divulgare il contenuto della registrazione. La registrazione balzò così di mano in mano e ci fu chi ne fece un video, messo su youtube, e chi se ne interessò dal punto di vista giornalistico. Tra le testate che si occuparono dello scottante caso esplosi ci furono ad esempio l'Espresso, Arcoiris ed, nelle cronache di Napoli, anche Repubblica.

La storia di per sè non ha ancora avuto un epilogo, rimasta sospesa a mezz'aria, con la dichiarazione di Giandomenico Lepore, procuratore capo di Napoli, che annunciò di voler aprire un fascicolo sulla faccenda. Ad oggi non si ha però notizia di alcuno sviluppo giudiziario riguardo alla cosa, e tutto fa pensare che la questione sia stata insabbiata. Ma questa è un'altra storia.

Fino ad oggi, tutta questa operazione, a partire dalla registrazione audio fino alla divulgazione della stessa attraverso i vari mezzi di comunicazione, rientra largamente nei ranghi del lecito, come sentenziato dalla 6^ sezione della corte di Cassazione il 6/12/94 ed il 2/3/95. Nella fattispecie, infatti, se una persona effettua la registrazione di un colloquio con un comunissimo registratore all'insaputa dell'altra persona e se da questa si evince l'effettuazione di un reato, la registrazione è valida ai fini della prova.

Bene, se il DDL intercettazioni dovesse passare così com'è, pare proprio che tale operazione, come anche tutti gli altri tipi di servizi giornalistici d'inchiesta facenti uso di registrazioni audio e video (si pensi soltanto a Fabrizio Gatti ed alla sua inchiesta sullo schiavismo in Puglia) saranno sanzionabili con pene fino a 4 anni di reclusione. Non è quindi soltanto una questione di potere tolto alla magistratura ed alle forze dell'ordine; il potere, così, viene tolto innanzitutto ai liberi cittadini, ai quali è sottratta la possibilità di tutelare i propri diritti in prima persona, attraverso la possibilità di divulgare e ricevere informazioni atte ad informare l'opinione pubblica di ciò che i poteri costituiti fanno ad insaputa della collettività.

In uno stato in cui la violenza è per legge monopolio delle istituzioni, al cittadino, giustamente, non rimaneva altro che la parola e la divulgazione delle informazioni per tutelarsi. Da domani neanche questo fondamentale diritto potrebbe essere garantito, minando alla base l'essenza stessa della democrazia, ridotta, nell'ottica di chi attualmente presiede le istituzioni, ad un semplice appore una croce su un simbolo.

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di Germano Milite
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