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Ma il titolare si difende: "Non è razzismo"

Empoli, mette il cartello: "Vietato entrare ai cinesi"; ed è polemica


Empoli, mette il cartello: 'Vietato entrare ai cinesi'; ed è polemica
19/01/2010, 13:01

EMPOLI - Ha destato enorme scalpore l'iniziativa di Gino Pacilli, 63 anni, proprietario di un negozio di vestiti ad Empoli. Ha affisso sulla porta del suo negozio un cartello con scritto: "Vietato l'ingresso ai cinesi" e poi, più in piccolo: "Se non parlano l'italiano". La cosa ha destato molta rabbia nei cittadini, che hanno protestato con lui e hanno chiamato i Vigili Urbani, che hanno costretto il negoziante a togliere il cartello, in attesa di decidere se indagarlo per reati di razzismo.
Il signor Pacilli però si difende dicendo che non l'ha fatto per razzismo, ma solo come difesa. Sostiene che ci sono alcuni cinesi, che hanno fabbriche di prodotti tessili, che si presentano nel negozio come clienti, guardano in giro, esaminano i vestiti esposti, li provano e poi se ne vanno senza comprare nulla. Fanno tutto questo - secondo il signor Pacilli - semplicemente per studiare le cuciture, in modo da dulicarle nei loro laboratori. E racconta diversi episodi, a testimonianza di questo fatto.
C'è da dire una cosa: in teoria, il cartello non ha valore. Mi spiego: se io non parlo l'italiano, non lo leggo neanche e quindi non so cosa c'è scritto ed entro lo stesso; se io parlo l'italiano, allora posso entrare, perchè il divieto del cartello è limitato ai cinesi che "non sanno parlare l'italiano". Quindi, fatto volontariamente o no, qua abbiamo un quesito che rivaleggia con l'enigma di Tamerlano. E probabilmente il signor Pacilli non mente, quando spiega le motivazioni che l'hanno spinto a scrivere quel cartello.
Tuttavia la forma è più che discutibile, quel "divieto ai cinesi" non andava messo.

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di Antonio Rispoli
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