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Marò: raccolta firme della comunità indiana in Italia

Enrica Lexie: l’Alta Corte del Kerala ne blocca la partenza

Annullato quanto stabilito in precedenza: resterà in India

Enrica Lexie: l’Alta Corte del Kerala ne blocca la partenza
03/04/2012, 15:04

KOCHI (INDIA) - Nuovo colpo di scena nell’ambito dell’inchiesta sui due marò italiani detenuti in India. L’Alta Corte del Kerala ha annullato la decisione di far ripartire la “Enrica Lexie”, la nave sulla quale i due fucilieri del San Marco erano imbarcati fino al momento dell’incidente del 15 febbraio scorso. Il via libera alla partenza del cargo era stato dato, la settimana scorsa, da un giudice di primo grado della stessa Corte. A tale decisione si erano opposti gli avvocati dei due pescatori uccisi e oggi viene fatto sapere che la sentenza emessa in precedenza è stata bloccata e che quindi la “Enrica Lexie” non potrà lasciare le acque indiane per far rientro in Italia. Benché non lo si voglia dire apertamente, si tratta di un duro colpo basso giocato da parte delle autorità indiane nei confronti di quelle italiane.
Intanto, mentre si attende il lungo responso sulla giurisdizione del caso (se sia di competenza indiana o italiana), il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ha incontrato i due militari nel carcere centrale di Trivandrum: si è intrattenuto con loro per due ore e gli ha consegnato alcune lettere dei familiari, insieme a oggetti personali che avevano richiesto. Nella sua visita al carcere di Trivandrum De Mistura ha anche avuto un incontro con il direttore e il vicedirettore dell'istituto penitenziario che le fonti riferiscono essersi svolto con "toni cordiali.
Intanto la comunità indiana in Italia ha raccolto oltre 4 mila firme per chiedere la liberazione dei due marò, firme che sono state consegnate al ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Andrea Riccardi, e all’ambasciatore dell'India in Italia. “Questa raccolta di firme - ha detto Riccardi, ricevendo la delegazione indiana - mostra il livello di immedesimazione dei sikh che vivono e lavorano in Italia con le nostre vicende nazionali”. “Speriamo - ha concluso Riccardi - che le firme possano fare pressione per ottenere la liberazione dei due militari e che presto queste due persone possano essere restituite alle loro famiglie”.

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di Antonio Formisano
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