Cronaca / Nera

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Utilizzati anche minori per chiedere il pizzo

Ercolano, sei arresti del clan Iacomino-Birra


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Ercolano, sei arresti del clan Iacomino-Birra
14/11/2009, 12:11

ERCOLANO - Scacco al clan Iacomino-Birra di Ercolano. Nella scorsa notte i carabinieri della locale tenenza, in collaborazione con gli uomini della compagnia di Torre del Greco agli ordini del capitano Pierluigi Buonuomo, hanno tratto in arresto sei pregiudicati del luogo per reati di matrice camoristica, in esecuzione del decreto di fermo emesso dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli. I destinatari del provvedimento, elementi di spicco del locale sodalizio criminale, sono accusati di associazione a delinquere di stampo camoristico e di due estorsioni (una consumata, l’altra tentata) a danno di commercianti del luogo, un panettiere ed un negoziante di materiale elettronico, dell’attentato dinamitardo verificatosi lo scorso 10 novembre, nonché di detenzione e porto illegale di armi da fuoco, utilizzate per intimidire le vittime prescelte, reati tutti aggravati dal metodo mafioso. Si tratta di Marco Cefariello, 23 anni, considerato attuale reggente del clan e già arrestato nel giugno 2007 nell’ambito dell’operazione “Reset”; dei fratelli Ciro e Giuseppe Savino 37 e 39 anni ritenuti dai militari elementi apicali del clan; Aniello Taurino, 21 anni, fiancheggiatore, Francesco Polese, 27 anni, pluripregiudicato e Pasquale Borragine, 21 anni. Le indagini hanno consentito di debellare il gruppo di fuoco del clan operante anche nel settore delle estorsioni ad Ercolano, che negli ultimi mesi, inviando anche minori non imputabili a formulare le richieste di denaro o di beni, aveva sviluppato un controllo totale del territorio. I commercianti venivano convocati nella roccaforte del clan, la cosiddetta “cuparella”, al cospetto di reggenti, passando attraverso una serie di vedette. Il pizzo era quantificabile in una prima rata di 5000 euro, con successive scadenze mensili di 300 euro, ovvero nella consegna di prodotti normalmente destinati alla vendita. L’operazione, convenzionalmente denominata “Fuochi di San Martino”, in ragione del fatto che l’esplosione della bomba presso il panificio accadeva proprio a cavallo della notte dell’11 novembre, ricorrenza del Santo, azzera la potenza criminale dell’intero consesso, colpendo tutti i soggetti di rilievo rimasti in libertà a seguito delle operazioni dell’ultimo biennio. 

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di Antonella Losapio
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