Cronaca / Giudiziaria

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Corte d'appello di Messina

Ergastolo per triplice omicidio, ammessa revisione processo

Sangani si proclama innocente

Ergastolo per triplice omicidio, ammessa revisione processo
18/04/2012, 19:04

CATANIA -  La Corte d'Appello di Messina ha deciso di ammettere la revisione e disposto la riapertura del procedimento penale riguardante Oliviero Sangani, condannato il 12 gennaio del 2006 all'ergastolo per l'uccisione di un pastore, Antonino Sparta', di 57 anni, e dei suoi due figli, Pietro Giuseppe, di 27, e Salvatore, di 20, avvenuta a Catania il 22 gennaio del 93.
Lo ha reso noto il legale dell'uomo, avvocato Giuseppe Foti, aggiungendo che la Corte ha deciso di acquisire il materiale probatorio che era stato raccolto dalla difesa mediante investigazioni difensive.
La strage di contrada Statella divenne un caso nazionale verso la fine degli anni 90, quando il 16 aprile 1997, Rita Spartà, figlia e sorella delle vittime, intervenendo al "Maurizio Costanzo Show" rivelò di aver denunciato ai carabinieri gli assassini dei suoi cari e disse che la magistratura nn si stava impegnando abbastanza per scoprire la verità sulla loro morte, la morte di cittadini qualunque.
Il caso si chiuse solo nel 2006, con la condanna all'ergastolo di Sangani, attualmente detenuto a Spoleto da circa 10 anni.
Oggi a distanza di sei anni la corte di Messina ha disposto la riapertura del procedimento penale.
Nei giorni scorsi Sangani aveva cominciato ''una contestazione pacifica: lo sciopero della sete e della fame a tempo indeterminato'', dopo aver chiesto piu' volte la revisione del processo, proclamandosi innocente, ma senza riuscire ad ottenerla. ''Sangani - ha detto il legale - mi ha contattato nel 2008 richiedendomi, ove possibile, di curare la revisione del processo. Dopo avere consultato gli atti mi sono convinto della sua innocenza e deciso di portare avanti la sua istanza. Infatti la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti - aggiunge Foti - e' un esempio tipico del modo di amministrazione della giustizia da qualche tempo in Italia, laddove si utilizzano dichiarazioni di delatori che se talvolta sono utili per ricostruire determinate trame delinquenziali, il piu' delle volte costituiscono strumenti di vendetta personale e mezzi per compiacere gli organi inquirenti in corrispettivo dei benefici giuridico economici (e della protezione) loro accordati''.

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di Anna Carla Broegg
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