Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L’83% degli avvocati ha conseguito il titolo in Spagna

Esami da avvocato, esodo in Spagna e Romania


Esami da avvocato, esodo in Spagna e Romania
06/02/2014, 19:43

L’esame per conseguire l’abilitazione di avvocato, in Italia, è quasi insuperabile. Ogni anno, infatti, sono moltissime le persone costretta a ripetere l’esame per diverse volte mentre diminuisce sempre di più il numero degli ‘ aspiranti ‘ avvocati che riescono a superare l’esame al primo tentativo. Sarà, dunque, dovuto a questo il grande esodo verso la Spagna e la Romania per conseguire il tanto abito titolo di avvocato.

Da una rilevazione effettuata dai Consigli dell’Ordine da parte dell'Ufficio studi del Cnf è emerso che circa il 92% degli avvocati iscritti nell’elenco degli avvocati "stabiliti" sia di nazionalità italiana. Tra questi, ben l’82%  degli aspiranti avvocati hanno conseguito il titolo in Spagna mentre il 4% lo ha fatto in Romania.

Gli Ordini forensi che contano il maggior numero di avvocati "stabiliti" di nazionalità italiana, iscritti nell'elenco speciale, sono Roma, che conta 1058 iscritti; Milano che vede 314 iscritti; Latina con 129 avvocati che hanno conseguito l’accesso alla professione forense in terra spagnola o in Romania e, infine,  Foggia che conta 126 iscritti nell’elenco degli avvocati “stabili”. I dati, ad avviso del Consiglio nazionale forense, fanno emergere chiaramente come la Direttiva comunitaria cosiddetta "di stabilimento" sia diventata lo strumento utilizzato da parte di tanti aspiranti avvocati italiani per eludere la disciplina interna ed, in particolare, per sottrarsi all'esame necessario per poter acquisire la necessaria abilitazione all'esercizio della professione forense in Italia.

 "Negli ultimi si è assistito alla nascita di molteplici associazioni e/o scuole volte unicamente ad assistere il candidato nell'iter volto a ottenere il titolo abilitativo all'estero", si legge nel dossier del Cnf, secondo cui si è di fronte a un fenomeno "dai risvolti anche pochi chiari in quello che è diventato un 'mercato' dei titoli professionali europei e delle abilitazioni", che ha già sollevato l'attenzione anche dei media. "E' evidente che queste pratiche falsano la corretta concorrenza tra avvocati nei Paesi Ue, ma soprattutto mettono a rischio i diritti dei cittadini che si affidano a questi professionisti per la loro tutela, spiega Andrea Mascherin, consigliere segretario del Cnf. I giovani aspiranti avvocati italiani, che seguono la corretta procedura dell'esame di abilitazione, sono svantaggiati rispetto a coloro che ottengono il riconoscimento di un titolo acquisito all'estero con scorciatoie e furbizie". Il Consiglio nazionale forense da anni  tiene sotto controllo il dilagante fenomeno, tanto da compiere diverse attività, a diversi livelli, come un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia delle Comunita' europee, sul quale l'11 febbraio si terrà l'udienza. Il ricorso alla Corte Ue, spiega il Consiglio forense, "mira a far stabilire, una volta per tutte, se tali pratiche", ovvero "acquisire la laurea in giurisprudenza in Italia, trasferirsi in Spagna per ottenere il titolo di abogado e poi tornare in Italia e chiedere l'iscrizione 'automatica' all'elenco speciale degli avvocati stabiliti", costituiscano un "abuso del diritto" alla luce dei principi del Trattato Ue.

Commenta Stampa
di Erika Noschese
Riproduzione riservata ©