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Clini: “Ora una mappatura dei siti a rischio amianto”

Eternit: 16 anni agli imputati. Una “sentenza storica”

I legali di De Cartier annunciano il ricorso in appello

Eternit: 16 anni agli imputati. Una “sentenza storica”
13/02/2012, 20:02

TORINO - Dopo 65 udienze e due anni di dibattimento, finalmente il Tribunale ha emesso la sua sentenza sull'Eternit, condannando il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, a 16 anni di galera ciascuno, per disastro colposo e omissione di cautele. La loro colpa, secondo la tesi accusatoria che - a quanto sembra - il Tribunale ha recepito, è stata quella di non aver preso le opportune cautele per impedire che i dipendenti della ditta si ammalassero per malattie collegate all'utilizzo dell'amianto, anche dopo che erano note le sue proprietà sui tessuti umani. Infatti l'amianto è fatto di microfibre che possono essere inalate respirando e, finendo nei polmoni, provocano un tipo particolare di tumore (mesotelioma pleurico, in termini scientifici) molto aggressivo che raramente è curabile.
Nella sentenza, vengono anche stabiliti i risarcimenti danni: ai sindacati andranno 100 mila euro, 4 milioni al Comune di Cavagnolo, 15 milioni all'Inail (salvo conguaglio in sede civile), 5 milioni all'Asl, 20 milioni alla Regione Piemonte, 25 al Comune di Casale. Ciascuno dei parenti delle vittime dell'amianto che si è costituito in giudizio avrà 30 mila euro. E così via. In tutto i risarcimenti dovrebbero ammontare a 120 milioni di euro circa, salvo diverse valutazioni per coloro che potranno rivolgersi al Tribunale Civile. La sentenza per certi versi è storica: per la prima volta viene sancito ufficialmente da un Tribunale italiano che l'amianto uccide e che il datore di lavoro deve prendere tutte le precauzioni del caso.

CLINI E BALDUZZI: DINANZI A UNA SENTENZA STORICA
Una “sentenza storica”: unanime si leva il coro di chi accoglie con soddisfazione la decisione del Tribunale. “Storica per gli aspetti sociali e per quelli strettamente tecnico-giuridici”: così si è espresso il ministro della Salute Renato Balduzzi, che ne esalta il profilo sociale e soprattutto il significato. “La battaglia contro l’amianto non si chiude con una sentenza – afferma il ministro Balduzzi - ma continua nell’attività amministrativa e nell’impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale. La sentenza di Torino conferma che l’Italia sta facendo la sua parte”. Gli fa eco il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che parla di una “decisione giusta ed inevitabile”. Ora, per il ministro Clini, bisogna completare una mappatura dei siti a rischi amianto. “Si tratta - ha aggiunto – di decine di migliaia di realtà, dalle più piccole alle più grandi, e per le quali il monitoraggio avviato con le Regioni non è stato ancora concluso”. La speranza è che la sentenza su Casale Monferrato possa fare da “battistrada e da stimolo” per consentire una piena e completa conoscenza del problema a livello nazionale e “per avviare un serio, organico programma di bonifiche”.

I LEGALI DI DECARTIER: RICORREREMO IN APPELLO
“Ricorreremo in appello appena sarà possibile, per dimostrare quello di cui siamo certi e che in primo grado non è stato ritenuto fondato, ovvero che il barone Jean-Luis de Cartier de Marchienne, non aveva responsabilità di gestione effettiva”: lo ha detto Cesare Zaccone, l’avvocato di uno dei due imputati al processo Eternit. “De Cartier - ha aggiunto Zaccone – sarà venuto in Italia al massimo tre volte nel periodo in cui è stato nel cda. E questo - ha sottolineato – è un fatto concreto che va nel senso contrario a quello indicato dall’accusa a lui mossa, e cioè di essere stato coinvolto nella gestione effettiva dell’Eternit. Non c’è alcuna prova di una sua responsabilità- ha concluso Zaccone - e se invece ci fosse stata, la pena sarebbe stata equa”.

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di Antonio Rispoli e Antonio Formisano
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