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La bonifica è soltanto a metà. I morti sono già 891

Eternit, Iervolino: “Nel 2011 il picco di mesoteliomi a Bagnoli”


Eternit, Iervolino: “Nel 2011 il picco di mesoteliomi a Bagnoli”
21/06/2010, 22:06

NAPOLI – Oggi Rosa Russo Iervolino, Antonio Bassolino e Gianfranco Caliguli sono stati ascoltati a Torino come persone informate dei fatti, nell’ambito del processo Eternit, che vede come imputati Stephen Schmideiny e Jean Luis Marie Ghislain De Cartier de La Marchienne, accusati di disastro e rimozione volontaria di cautele. L’attenzione focalizzata su Bagnoli e su quel disastro preparato con la noncuranza attenta degli imprenditori che avvelenano il terreno, su quella carneficina che già conta centinaia di vittime e ne conterà altrettante nei prossimi anni. La terra dove sorgevano gli stabilimenti è inquinata, avvelenata, sottoterra ci sono tonnellate di amianto. Come spazzato sotto il tappeto, fatto sparire in operazioni ufficialmente inesistenti o smaltito con meccanismi che erano a norma soltanto sulla carta. Le operazioni di bonifica, cominciate nel 2006, sono solo al 50%. E nel 2011 si aspetta il picco dei casi di mesotelioma. Malattie con una latenza di decenni. Ognuno, a Bagnoli, ha il suo morto d’amianto che chiede giustizia. E che si rivolterebbe nella tomba nel sapere che gli imputati, che mai si sono fatti sentire, come unico passo avanti hanno pensato bene di offrire del denaro ai familiari delle vittime, affinchè cambino idea e non si costituiscano parte civile al processo.
Rosa Russo Iervolino ha parlato di “una situazione di terrore”, provocata dal rischio amianto. Testimoniando oggi al processo Eternit, in corso a Torino, relativamente allo stabilimento di Bagnoli, il sindaco di Napoli ha parlato del periodo di latenza delle malattie, ricordando come possa essere lungo. Niente di nuovo, a dire il vero, ma sicuramente parole di effetto. Soprattutto numeri. Sono 891 gli operai Eternit ormai deceduti, ha ricordato il sindaco: tra essi, 136 furono colpiti da asbestosi, 94 di cancro al polmone, 20 di tumore maligno al peritoneo, 8 di cancro alla laringe e 31 di mesotelioma pleurico. Altri 134 sono morti, ma il nesso con l’amianto non è stato ancora accertato. 891 su 2348. Vale a dire oltre uno su tre. Per il momento. La paura infatti non è tanto relativa a quel che è accaduto, riguarda piuttosto quello che accadrà. Il periodo di latenza di questo tipo di patologie può essere anche di diverse decine di anni. Gli studi, effettuati alcuni anni fa, hanno individuato il 2011 come l’anno che vedrà un picco di casi di mesotelioma nell’area flegrea. Malattie contratte anche quarant’anni fa, che adesso stanno per esplodere chiedendo il loro tributo di morte. E non riguarderanno soltanto gli ex dipendenti. Ci sono anche le loro famiglie, quelli che gli erano accanto. Le tute da lavoro infatti venivano lavate nelle case. E questo significa che le fibre di amianto si staccavano, si disperdevano, venivano respirate da altri. Sono almeno una decina, ha ricordato la Iervolino, le donne che si sono ammalate.
Poi il sindaco ha parlato delle operazioni di bonifica, avviate nel 2006, illustrando quello che è stato trovato sepolto in quei terreni feriti a morte. La proiezione del costo complessivo della bonifica è stata stimata dalla Iervolino in 25 milioni di euro. La metà, per circa 12 milioni di euro, è stata già effettuata. Un costo quasi doppio rispetto ai 7 milioni che si era valutato nel 2003, perché l’amianto era anche dove non doveva essere.
Amianto seppellito fino a cinque metri sotto terra, e al di fuori dello stabilimento di Bagnoli. Non se l’aspettavano, credevano che al di sotto dei tre metri fosse tutto ‘pulito’. Eletta come deputata nel 1996 proprio nella circoscrizione di Bagnoli e Fuorigrotta, il Sindaco ha spiegato di aver conosciuto bene la situazione degli ex lavoratori, che “si lamentavano lamentavano soprattutto ricordando come erano inutili e umilianti le visite mediche cui venivano sottoposti. I medici dicevano loro che avevano un po' di bronchite, di fumare poco. Lo dicevano a persone che non avevano mai fumato. A nessuno venne mai prescritta una terapia specifica”.
L’ex presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, ascoltato nell’ambito del processo, ha affermato che sono stati utilizzati 5 milioni di euro per assicurare “sorveglianza speciale” alle persone che sono state esposte all’amianto. “Si tratta, - ha spiegato, - di una novità nel panorama nazionale”. Ma la Campania, ha ricordato Bassolino, si è mossa anche in altri modi: esistono, per esempio, un piano regionale per l’amianto e il registro regionale dei mesoteliomi. L’ex presidente ha spiegato inoltre che per ripulire le aree ex Eternit ed ex Ilva è stata creata la società “Bagnoli Futura” (composta per il 7% dalla Regione, per il 2% dalla Provincia e per il 90% dal Comune). Mentre la Regione ha versato alla società 15 milioni, i ministeri del tesoro e dell'ambiente hanno previsto stanziamenti complessivi per 75 milioni di euro ma ne hanno consegnati poco piu' di sette. '''Bagnoli Futura' - ha concluso Bassolino - ha un rendiconto di 60 milioni verso lo Stato”. Dei 75 milioni di euro stanziati dallo Stato, però, soltanto una minima parte è arrivata in Campania per le operazioni di bonifica. Sette milioni e mezzo, un decimo. "Ci sono grossissimi ritardi da parte dello Stato - ha detto il sindaco Iervolino - speriamo che i soldi arrivino, che qualche manovra non li porti via, che non li si destini ad altri scopi".
L’ingegnere Gianfranco Caligiuli, direttore di Bagnolifutura, si è soffermato sulle operazioni di bonifica, parlando degli intoppi che si sono succeduti negli anni. Finora, ha spiegato, nella zona dove sorgeva la fabbrica, è stata accertata la presenza di 33mila tonnellate di amianto. Ma il materiale interrato da smaltire è 100mila tonnellate. Si tratta, ha spiegato, di “amianto mescolato al terreno”, sostanze impossibili da separare. "La prima bonifica superficiale - ha continuato Caligiuli - venne effettuata dalla Bagnoli Spa, di proprietà della Fintecna, che a sua volta faceva parte dell'Iri, nel '99. La Bagnoli futura ha iniziato nel 2005, dopo l'approvazione dei piani di bonifica nel 2004. Nel 2006 sono iniziate le vere e proprie attività. Oggi siamo intorno al 50 percento di lavori fatti".
Ciliegina sulla torta, il comportamento dei due imputati, Stephen Schmideiny e Jean Luis Marie Ghislain De Cartier de La Marchienne, accusati di disastro e rimozione volontaria di cautele. Non solo non si sono fatti sentire, nemmeno quando le istituzioni hanno cominciato a premere perché le vittime costituissero un’associazione. Non solo non hanno allacciato rapporti con le Istituzioni. Hanno cercato di mettere tutto a tacere. Nell’unico modo che uno squalo d’impresa conosce: coi soldi. Ad alcuni lavoratori è stato offerto del denaro perché ritirassero la costituzione a parte civile. Mazzette, per comprare vite distrutte.

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di Nico Falco
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