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Avrebbe chiesto di revocare il carcere duro ai mafiosi

Ex Dap Amato sarà ascoltato dai Pm di Palermo


Ex Dap Amato sarà ascoltato dai Pm di Palermo
15/11/2010, 20:11

Sette mesi dopo la strage di via D’Amelio, l’allora direttore dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato, scrisse  una nota al ministro della Giustizia Giovanni Conso, suggerendogli di revocare il carcere duro ai mafiosi. Di quell'appunto di 75 pagine datato 6 marzo 1993 con indicazioni per abolire il 41 bis, l’ex capo Dap conferma di esserne l’autore, ma nega che possano esserci stati ''suggeritori'' in ciò che 17 anni fa mise nero su bianco, ne' si consultò in proposito con l'allora ministro degli Interni Nicola Mancino. ''Di questa trattativa tra Stato e mafia non ne so nulla. Il fatto che l'allora ministro della Giustizia Conso, non rinnovò 140 decreti di 41 bis, nel novembre del '93, l'ho appreso solo in questi giorni.” Nel mese di giugno dello stesso anno, Amato lasciò il suo incarico. Amato ribadisce che in quel appunto non proponeva soltanto l’abolizione del carcere duro ma una serie di misure, come la registrazione dei colloqui tra i detenuti mafiosi, che “se fossero state attuate per tempo avrebbero evitato altre stragi''.
Ma perche' proporre di abolire il 41 bis gia' nel marzo del '93? ''Quando nell'estate del '92 ci sono state le stragi di Capaci e di Via D'Amelio io e Martelli (l'ex Guardasigilli) ci perdemmo il sonno per lavorare all'introduzione del 41 bis e al trasferimento dei detenuti a Pianosa e all'Asinara. Passati circa nove mesi - ricorda Amato - ho ritenuto giusto fare una considerazione più fredda e serena su uno strumento eccezionale introdotto in via eccezionale e transitoria''. Ne derivò una ''autonoma e liberissima decisione, senza suggerimento di nessuno''. Amato rivendica ancora oggi la validita' di alcune delle misure alternative al 41 bis suggerite in quel suo appunto del marzo '93: ''Innanzitutto proposi la registrazione dei colloqui dei detenuti per mafia: non aveva senso limitarli in numero e poi consentire a Toto' Riina di parlare liberamente con la moglie o con i familiari. Ma Conso non mi diede retta. Quante stragi avremmo evitato? Per anni i mafiosi hanno dato ordini durante i colloqui. Inoltre suggerii che la censura alla corrispondenza fosse disposta non dal ministro della Giustizia ma da un provvedimento della magistratura''. Una convocazione per essere interrogato dai magistrati di Caltanissetta o di Palermo ancora non gli e' arrivata.

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di Redazione
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