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Apruzzese: Figuriamoci se Polizia spia navigatori Facebook

Facebook, smentito accordo sottobanco con Polizia Postale


Facebook, smentito accordo sottobanco con Polizia Postale
31/10/2010, 17:10

Da un presunto scoop dell'Espresso secondo cui ci sarebbero accordi sottobanco tra la polizia postale italiana e il più famoso social network del mondo: Facebook. Duro il commento da parte del direttore centrale della Polizia postale Antonio Apruzzese: «Figuriamoci se la Polizia si mette a spiare i navigatori di Facebook».

Secondo il settimanale, l'Italia sarebbe la prima nazione ad avere un contatto in Europa con il social network, e ad avere l’accesso ai profili dei circa 17 milioni di utenti italiani senza le dovute richieste autorizzazioni della magistratura.
Quindi ha chiarito l'equivoco mosso dal settimanale, infatti il direttore afferma: << Ogni accesso ai contenuti di Facebook richiede sempre e comunque la preventiva autorizzazione della magistratura, continua il dorettore Apruzzese,. Se violassimo la rete senza le autorizzazioni necessarie commetteremmo un reato penale e, inoltre, l'indagine non avrebbe nessun valore processuale >>.
nfatti entrando più nel dettaglio, << ai primi di ottobre sono venuti in Italia, dopo lunghe trattative e contatti i responsabili di Facebook in Europa, al massimo livello accompagnati anche dai loro legali e hanno illustrato le procedure per chiedere ed ottenere l’accesso alla rete per vicende di polizia giudiziaria e, soprattutto per quali casi, in base alla legislazione anglosassone, si possono concedere le autorizzazioni. Hanno spiegato punto su punto, abbiamo stilato le linee guida e girato le direttive a tutti gli organismi di polizia italiana>> .
Facebook, quindi, non ha autorizzato la Polizia Postale Italiana a nessuna procedura sottobanco, ma ha bensì spiegato nero su bianco le linee guida da seguire per entrare in possesso delle informazioni cercate sul network.
Ma per alcune tipologie di reato, la Polizia Postale può fare a meno delle autorizzazioni internazionali già da tempo e senza il bisogno di accordarsi con Facebook. E' proprio Apruzzese a spiegarlo senza mezzi termini: <<Se qualcuno su Facebook annuncia che si vuole uccidere, che facciamo? Avviamo tutte le pratiche delle convenzioni internazionali? Certo che no, interveniamo subito, ovviamente con l'appoggio della magistratura>>.

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di Fabio Iacolare
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