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False fatture, sequestro beni a Maria Luisa Faraone Mennella -video


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False fatture, sequestro beni a Maria Luisa Faraone Mennella -video
25/10/2013, 12:21

Dichiarazioni fraudolente, uso di fatture per operazioni inesistenti,

dichiarazioni infedeli: il blitz delle Fiamme Gialle che coinvolge Marilù Faraone Mennella, una delle imprenditrici più note della città, non coglie di sorpresa i tanti che in questi anni ne avevano seguito le rocambolesche evoluzioni politiche, oltre che imprenditoriali. Colpita da un provvedimento di sequestro preventivo da oltre 5 milioni di euro, stavolta la Faraone è finita nel mirino della sezione criminalità economica della Procura partenopea e della Agenzia delle Entrate insieme alla sua IDIS srl, la stessa società che era in pole position per costruire il nuovo stadio del Napoli a Ponticelli. Il capitale di IDIS, infatti, fa capo da sempre ad una società offshore con sede in Lussemburgo, la Quarck and Starck. E ci sarebbe stato proprio un giro di fatture di provenienza estera alla base degli illeciti che hanno portato ai sequestri di queste ultime ore su immobili e conti correnti riconducibili all’imprenditrice in diverse città come Roma, Siena e Messina, oltre a Napoli.

Prima di tre fratelli, classe 1961, Maria Luisa Faraone Mennella guida fin da giovanissima l’azienda di famiglia, fondata dal padre a Torre del Greco nei primi anni ’70 come piccola impresa edile.  Nell’86 si fa già notare fra i giovani imprenditori in Confindustria Napoli, compagine presieduta a quel tempo da Antonio D’Amato. Lo stesso imprenditore che in pochi anni scalerà il vertice di Viale dell’Astronomia, avendo sempre al fianco Marilù Faraone Mennella.

Fin da quei primi anni ’90 la buona stella politica, per entrambi, si chiama Paolo Cirino Pomicino, l’allora potente ministro del Bilancio oggi tornato in auge come presidente della Tangenziale di Napoli spa dopo i guai giudiziari di tangentopoli.

Un astro discreto ma potente, che tuttora non li abbandona. E’ insieme a lui, Pomicino, nel frattempo rientrato dalla finestra come notabile dell’Udc, che nel 2011 la coppia D’Amato-Faraone Mennella si schiera apertamente prima al fianco del candidato sindaco Raimondo Pasquino, poi, al ballottaggio, in sostegno dei vincitori arancioni capitanati da Luigi de Magistris.

Un feeling ininterrotto, quello fra il sindaco e la coppia ‘d’oro’ degli industriali napoletani. Che trova il suo suggello nel progetto NAPLEST, la presunta riqualificazione urbanistica del quartiere Ponticelli da 700 milioni di euro nella quale dovrebbe rientrare anche il nuovo stadio del calcio Napoli, sempre ad opera della tenace Faraone Mennella e delle sue società.

Peccato che a disturbare il feeling col sindaco fosse arrivato a giugno 2012 il clamoroso ‘fuori onda’ di Aurelio de Laurentis, che dal ritiro di Dimaro lanciava bordate contro il do ut des che, in cambio dell’appoggio elettorale, avrebbe potuto fruttare alle imprese della Faraone Mennella il disco verde del Comune al progetto Naplest, magari con tanto di variante urbanistica ad hoc.

Da allora tutto rimane apparentemente al palo. Sul nuovo stadio si procede fra stop and go, con botta e risposta a distanza fra l’amministrazione di Palazzo San Giacomo e i vertici del Calcio Napoli.

Ma solo due settimane fa, poco prima del ciclone giudiziario che oggi travolge la Faraone Mennella,  l’assessore comunale allo sport Pina Tomasielli lascia in suo incarico. E rivela che da quella decisione, tutt’altro che spontanea, non sarebbero estranei proprio gli interessi sul nuovo impianto sportivo del Calcio Napoli.   

 

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di Redazione
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