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Il regista della maxitruffa snocciola nomi ai pm

Falsi invalidi: Alajo si pente, trema la Chiaia-bene


Falsi invalidi: Alajo si pente, trema la Chiaia-bene
20/06/2010, 15:06

NAPOLI – “Se mi pento io, sono dolori per tutti”. Lo aveva già detto alcuni giorni fa, annunciando l’intenzione di mettere nero su bianco tutto il sistema che c’è dietro la maxitruffa dei falsi invalidi di Chiaia, del giro di denaro arrivato a fiumi con le pensioni di invalidità non dovute. Il sistema e le persone. Le persone soprattutto, insospettabili colletti bianchi. Ora Salvatore Alajo, il consigliere di municipalità che secondo l’accusa è la mente della truffa, ha chiesto di incontrare i pm e venerdì 18 giugno è stato ascoltato nel corso di un lungo interrogatorio.
Otto ore, in cui il consigliere ha fatto nomi, ha raccontato la genesi della truffa, di come si individuavano i beneficiari e di come si aggiravano tutti i controlli per far risultare invalido chi invece stava benissimo. Un intricato giro di certificati, di consulenze, di “magheggi” burocratici volti a far piovere denaro.
Le prime accuse di Alajo sono state acquisite dal Riesame, che la prossima settimana dovrà esprimersi sulla richiesta di scarcerazione di Angelo Sacco, il dirigente della municipalità di Chiaia arrestato nell’ambito dell’inchiesta su “invalidopoli”. E’ probabilmente proprio Sacco, ribattezzato “Mario Bross” da un altro teste d’accusa, il primo ‘nome importante’ di quella che potrebbe essere definita una ‘Lista Alajo’, e che trascinerebbe nella melma una buona fetta della borghesia napoletana. Perché per orchestrare una truffa del genere, c’è bisogno della complicità di medici, notai, professionisti insospettabili. Dei cosiddetti colletti bianchi.
La scelta di Alajo rappresenta la chiave di volta, il punto cardine dell’inchiesta condotta dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Francesco Greco ed affidata ai carabinieri del luogotenente Tommaso Fiorentino e del capitano Federico Scarabello. E apre a nuovi scenari, finora solo ipotizzati. Dalle rivelazioni del consigliere

In cella dallo scorso dicembre, Alajo ha visto man mano sgretolarsi tutte le sue sicurezze, parallelamente al prosieguo delle indagini. Prima l’arresto, con una misura cautelare per “invalidopoli”, alla quale si è aggiunta successivamente un’accusa per tentata estorsione ai danni di un medico della Asl di Chiaia. Poi le manette scattate anche per sua moglie, Alexandra Danaro. Poi l’arresto anche per suo padre e per i suoi collaboratori più stretti. Infine, l’attacco patrimoniale: una settimana fa sono stati sequestrati conti correnti e beni, riconducibili alla sua famiglia. Un colpo duro, difficile da sopportare se alla situazione si aggiunge il fatto che il consigliere ha due figli piccoli. Da qui il crollo del muro di certezze, e la scelta di giocarsi le proprie carte. Una scelta che, come già aveva detto Alajo nei giorni scorsi, potrebbe rivelarsi molto dolorosa: per orchestrare una truffa del genere, c’è bisogno della compiacenza della Napoli-bene, dei colletti bianchi. Di medici, notai, professionisti di alta caratura che avallino i certificati senza destare il minimo sospetto. Tutte persone che potrebbero essere chiamate ora a pagare il conto con la giustizia.

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di Nico Falco
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