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Aveva insultato per radio il governatore pugliese Vendola

Fede denunciato all'Ordine per le sue frasi omofobe



Fede denunciato all'Ordine per le sue frasi omofobe
28/09/2011, 09:09

ROMA - Non bastassero i problemi con la giustizia ordinaria, su Emilio Fede arriva anche la tegola di un esposto all'Ordine dei Giornalisti di Roma. SI tratta di una iniziativa della deputata Paola Concia, che ha raccolto la rabbia dei gay che si sono sentiti insultati da Fede.
Infatti, lo scorso 21 settembre, ospite del programma radiofonico "La Zanzara", si era lasciato andare a dichiarazioni offensive contro Nicky Vendola per la sua condizione di omosessuale. "Vendola è uno che lo devi conoscere davanti ma anche di dietro", aveva detto; e poi: "Speriamo che Vendola mi venga a trovare in cella. Io mi paro il culo, però". E così via.
Nell'esposto la Concia fa presente che le frasi violano il Codice deontologico della professione: "Se è vero che ‘il commento e l'opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo’ è anche vero che il vincolo invalicabile è 'quello posto dalla legge per l'offesa e la diffamazione delle persone'. Con le sue affermazioni, seppure espresse in una trasmissione radiofonica e non nel suo Tg Fede ha violato più di una delle norme stabilite sia dalla ‘Carta dei doveri che del ‘Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica’ diffamando così, di fatto, Vendola.
E c'è da dire che Fede non è fortunato con l'Ordine: nel 2005 per esempio venne condannato a 40 mila euro di risarcimento danni e a 5000 euro di sanzioni da parte della Cassazione, per aver definito i consiglieri del'Ordine dei Giornalisti di Roma "ubriachi", perchè l'avevano sanzionato per un servizio messo in onda sulla pedofilia non "confezionato" in modo adeguato. E nel 2004 altra sanzione da parte dell'Ordine per come trattava i membri della sua redazione che avevano presentato un esposto contro di lui. E non sono che gli ultimi esempi.

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di Antonio Rispoli
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