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Federcoopesca docente nelle Capitanerie di porto per filiera ittica più sicura


Federcoopesca docente nelle Capitanerie di porto per filiera ittica più sicura
11/11/2010, 17:11


ROMA - Platessa o pangasio vietnamita venduti per sogliole, pesce topo per merluzzo, pagelli al posto dei dentici. Sono alcune esempi di frodi che si possono riscontare nella commercializzazione del settore ittico. Un fenomeno che colpisce i consumatori, ignari di acquistare una specie di minor valore commerciale pagandola per una più costosa, ma anche i pescatori che hanno difficoltà ad allocare il loro pescato migliore, perché il mercato è saturo di prodotti meno pregiati o di dubbia provenienza. Per arginare questo tipo di frode, ma anche per contenere le adulterazioni o le sofisticazione dei prodotti ittici, la Federcoopesca-Confcooperative è impegnata in un progetto di formazione –con il contributo del Mipaaf– rivolto al Corpo delle Capitanerie di Porto, coinvolto nelle attività di controllo della filiera per verificare una corretta etichettatura. “Siamo convinti che l’esperienza pratica e diretta, unita ad un approfondimento della preparazione teorica consentirà di incrementare l’efficacia dei controlli” sottolinea Massimo Coccia, presidente Federcoopesca. Tra i temi che verranno affrontati nelle varie lezioni, che si svolgeranno in quindici direzioni marittime presenti lungo le coste italiane e presso la DG peca di Roma, ci sono le indicazioni su come evitare le principali parassitosi dei prodotti della pesca, in particolare la temuta Anisakis incubo degli amanti del pesce crudo; le tecniche di riconoscimento del pescato, anche quando il prodotto è sul mercato in filetti e non più intero; come calcolare le dimensioni di pesci, molluschi e crostacei, per i quali si applicano le taglie minime di cattura per la loro commercializzazione. E poi tutte le normative comunitarie in materia di scurezza alimentare, pesca illegale e controlli.

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di Redazione
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