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Federcoopesca, presentato ricorso a Tribunale Ue su Regolamento controlli


Federcoopesca, presentato ricorso a Tribunale Ue su Regolamento controlli
09/04/2010, 14:04


ROMA - “Far sì che venga rivisto un regolamento troppo oneroso per gli operatori, difficilmente applicabile e limitativo per la libertà di impresa”. E’ quanto afferma Massimo Coccia, Presidente della Federcoopesca-Confcooperative, annunciando la presentazione da parte dell’associazione di un ricorso al Tribunale di primo grado delle Comunità europee contro il Regolamento comunitario (Reg. CE n. 1224/2009) sui controlli nel settore della pesca, entrato in vigore per alcune misure già il 1 gennaio scorso.  Sette le motivazioni che hanno spinto la Federcoopesca a scegliere la strada del ricorso, in virtù di quanto previsto dal Trattato di Lisbona sul Funzionamento dell’Unione. Un Trattato, sottolinea l’associazione, troppo spesso citato solo per il principio della codecisione, dimenticando la possibilità dei cittadini di poter fare ricorso per vedere tutelati i propri diritti.
Questi in sintesi i motivi del ricorso.
Doppio sistema di controllo.
Per i pescherecci superiori ai quindici metri il Regolamento prevede un doppio sistema di controllo: il controllo satellitare (blue box) e un sistema di identificazione automatica (A.I.S.). Due sistemi di controllo che hanno le medesime funzioni. Un doppio sistema di controllo, quindi, che porterà solo un ulteriore onore finanziario a carico dei pescatori.
Invio telematico dei dati (giornale di bordo elettronico) e notifica preventiva.
Per i pescherecci superiori ai 12 metri è previsto l’obbligo di trasmettere con cadenza giornaliera determinate informazioni (giornale di bordo elettronico), prima dell’ingresso in porto. Operazione particolarmente gravosa per le imbarcazioni sotto i 15 metri che difficilmente possono tenere a bordo computer. Inoltre c’è il problema di notificare preventivamente, quattro ore prima dell’ingresso in porto, il proprio arrivo. Ciò, per le imbarcazioni impegnate in zone poco distanti dalla costa, significherebbe il doversi fermare in prossimità dei porti per attendere che trascorrano le quattro ore di tempo dall’invio dei dati. Inoltre il Regolamento moltiplica inutilmente gli adempimenti con l’obbligo di notificare più volte le stesse informazioni ai medesimi soggetti.

Sorveglianza e ispezioni
Le disposizioni, che forniscono al funzionario preposto al controllo un potere discrezionale assoluto, prevedono un obbligo incondizionato da parte degli operatori a tollerare l’accesso ai locali della nave e ai documenti elettronici, violando il diritto della riservatezza.

Oneri del controllo a carico degli operatori
Gli Stati membri possono porre a carico degli operatori della pesca gli oneri finanziari del regime di sorveglianza, violando il principio della distribuzione sociale delle spese necessarie alla realizzazione di interessi pubblici.

Trasferimento responsabilità agli armatori (licenza a punti)

E’ previsto un sistema di trasferimento delle responsabilità per eventuali infrazioni che, da chiunque commesse, finiscono con il gravare sull’armatore del peschereccio e non su chi ha effettivamente commesso l’infrazione.


Sospensione Fondi comunitari in caso di mancati controlli da parte degli Stati

Per il mancato rispetto di uno Stato dei propri obblighi di controllo è prevista la sospensione dell’aiuto finanziario comunitario (Fondo europeo pesca). Il che ricadrebbe ingiustamente su imprenditori e lavoratori del settore.

Coerenza giuridica

Molte disposizioni riguardano settori e specie non soggetti alla Politica comune della pesca (PCP), nonostante il campo di applicazione, dello stesso Regolamento, ne preveda la legittimità solo se funzionali alla PCP.

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di Redazione
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