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FEDERICO ALDROVANDI, PROCESSO AI MANGANELLI ROTTI


FEDERICO ALDROVANDI, PROCESSO AI MANGANELLI ROTTI
14/02/2008, 13:02

Potrebbero essere stati rotti sul corpo di Federico i due manganelli, spezzati all’altezza dei manici presentati in relazione alla morte del ragazzo avvenuta il 25 settembre 2005.  E’ questa la tesi della Procura di Ferrara nel corso del processo contro i quattro agenti accusati di aver avuto una violenta colluttazione con il diciottenne e di averlo ucciso. Colpi alle gambe, al corpo, perpetrati per immobilizzarlo. Quello dei manganelli è sempre stato uno dei punti oscuri della storia della morte del giovane “Aldro”, come veniva chiamato dagli amici. Manganelli dei quali nessuno a parlato e nessuno ha visto fino a che non sono stati nominati dall’agente Pirani, uno dei coinvolti, e poi riapparsi, spezzati all’altezza dei manici ma puliti e privi di tracce biologiche.  In aula sono stati sentiti diversi testimoni, tra i quali Paolo Marino, ex capo dell’ufficio volanti di Ferrara, il quale, incalzato dal Pm Nicola Proto ha spiegato come nessuno ne avesse parlato fino all’intervento di Pirani. Una “dimenticanza”, secondo Marino, che non avrebbe importanza perché “sul volto del ragazzo non c'erano segni né sangue”. Gli agenti spiegarono a Marino in seguito che i due manganelli si ruppero per un calcio di Federico e perchè su uno vi cadde sopra un agente. Nessun cenno al medico legale che analizzò il corpo del giovane: non vennero nominati nemmeno al pm Emanuela Guerra, la titolare delle indagini, che non si recò nemmeno sulla scena del crimine. Fino al loro sequestro nel febbraio 2006, rimasero rinchiusi in una cassaforte.  A ciò si aggiunge un altro mistero, quello del defibrillatore in dotazione alla volante degli agenti intervenuti sul posto. L’accusa formula un ulteriore ipotesi. Se è vero che il ragazzo stava male, ammanettato a terra, e ciò viene confermato anche da una delle conversazioni dei poliziotti con la centrale del 113 (“Abbiamo avuto una lotta di mezz'ora, l'abbiamo bastonato di brutto, solo che adesso è svenuto, non so, è mezzo morto...”, ndr), la domanda che il pm pone è la seguente: perché nessuno lo avrebbe utilizzato per rianimare il ragazzo?  La trasmissione “Chi l’ha visto?” ha mandato in onda un video ritraente il corpo di Federico Aldrovandi riverso a terra e riportante la risata di uno dei poliziotti. Rispetto alla foto nota del corpo del ragazzo, il giovane non appare adagiato su un lenzuolo bianco, ma riverso a terra, con la maglietta che lascia scoperto il petto, i pantaloni slacciati. Il giudice monocratico Francesco Maria Caruso ha nominato un tecnico di una ditta per analizzare e trascrivere i colloqui registrati nel video, acquisito nell'udienza dell'11 gennaio e che ha avuto clamore mediatico in questi ultimi giorni.

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di Redazione
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