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“Abbiamo progetti ambiziosi che partono dal nostro Paese”

Fiat, Marchionne: “In Italia il cuore del gruppo”

Ma è una necessità avere altre sedi in più posti

Fiat, Marchionne: “In Italia il cuore del gruppo”
15/02/2011, 11:02

ROMA – Al momento non è stata presa nessuna decisione definitiva sulla sede legale della Fiat (questa dipende dal grado di accesso ai mercati finanziari, indispensabile per gestire un business che richiede grandi investimenti e ingenti capitali), ma di sicuro l’ad del Lingotto sembra sciogliere qualsiasi dubbio sull’eventualità di un trasloco a Detroit. “Il cuore di Fiat è e resterà in Italia, ma la nostra sede sarà in più posti”: Sergio Marchionne, abbandonato il classico maglione e indossati l’abito grigio e la cravatta blu per l’occasione, è tornato a fare il suo ingresso nei Palazzi della Politica, per affrontare quesiti e dubbi sul futuro della Fiat. Nel corso dell’audizione alla Camera, il manager ha illustrato il suo piano dinanzi ai deputati delle Commissioni Attività Produttive e Trasporti. Il primo punto analizzato da Marchionne suona subito come una precisazione, secondo la quale nessuno può accusare Fiat di avere comportamenti scorretti o di voler abbandonare il Paese. Assicurando che la sede della Fiat sarà a Torino, per quel che concerne la gestione dell’area europea, il manager ha anche sottolineato la necessità di una sede a Detroit, per gestire per esempio le attività americane. E non è da escludere inoltre per il futuro l’ipotesi di una sede in Brasile e in Asia: “Non c’è assolutamente nulla di strano – ha affermato -, solo la volontà di garantire non solo un passato, ma anche un futuro”. Fiat, dunque, non ha alcuna intenzione di lasciare il suo cuore italiano, ma vuole fare addirittura di più. Vuole scommettere sull’Italia, perchè la Fiat è “un pezzo di storia di questo Paese”. Rispetto per il Paese, dunque, e soprattutto fiducia sul futuro dell’azienda e dell’Italia: una sfida da vincere, insomma, partendo da progetti ambiziosi, che prendono il via proprio dal nostro Paese. È stata questa la prima assicurazione data da Sergio Marchionne ai deputati durante l’audizione, ma quello che si chiede è la governabilità degli stabilimenti e il rispetto degli accordi. Sono queste secondo Marchionne le due condizioni perchè Fabbrica Italia possa conseguire i propri obiettivi. Quello di Fabbrica Italia, ha aggiunto, “è un enorme impegno economico e industriale che consentirà di sanare gli handicap” che il sistema italiano presenta rispetto agli altri Paesi.

INVESTIRE 20 MILIARDI DI EURO
La Fiat ha intenzione di investire in Italia 20 miliardi di euro. Sergio Marchionne lo ha confermato in audizione alla Camera e di questa cifra, ha spiegato, 4 mld sono per Fiat Industrial. Dei 16 mld di Fiat spa, “il 65% per Fiat Group Automobiles, il 15% per i marchi di lusso e il 20% per i motori e le attività della componentistica. I costi relativi alle attività di ricerca e sviluppo sono compresi tra i 3,5 e i 4 miliardi di euro”. L’obiettivo di Fabbrica Italia, ha poi detto è di produrre nel 2014 circa 1,4 milioni di unità, “più del doppio delle 600 mila del 2009”. Il 2010 è stato un anno “disastroso” con appena 561mila vetture prodotte.
 
34 NUOVI MODELLI
Sui prodotti Marchionne ha annunciato: “Produrremo 34 nuovi modelli nel giro di 5 anni, ai quali si aggiungono 17 aggiornamenti. Due terzi dei nuovi modelli - ha detto - saranno prodotti da Fiat, 13 da Chrysler. Avremo due marchi globali, Alfa Rome e Jeep. E stiamo lavorando perchè l’Alfa possa tornare sul mercato americano entro la fine del 2012”. Le gamme di Chrysler e Lancia saranno totalmente “integrate fra loro in Europa”, ha anticipato Marchionne: tutte le auto Chrysler, cioè, saranno marchiate Lancia - ad eccezione del Regno Unito dove Lancia non è presente.

NULLA DALLA POLITICA, MA STOP INERZIA
Non chiediamo niente alla politica, ma vogliamo che si ponga finalmente fine all’inerzia che domina in Italia. È l’appello dell’amministratore delegato ai politici. “Non abbiamo richieste da fare alla politica”, ma “l'Italia si è dimostrata spesso un Paese restio al cambiamento. Ci crediamo un’isola felice dove ciò che esiste deve essere salvaguardato ad ogni costo: il rischio di un simile atteggiamento è quello di proteggere l’inerzia”. “Tutti dobbiamo trovare il coraggio, ad ogni livello, le imprese, i sindacati e il mondo politico, di aggiornare il nostro modo di operare e di vedere il cambiamento come uno straordinario motore di progresso, come la più grande fonte di opportunità”.

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di Antonio Formisano
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