Cronaca / Nera

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Nella lettera d'addio perdono alla madre, rancore al padre

Figlio del boss si impicca in casa a 13 anni


Figlio del boss si impicca in casa a 13 anni
10/04/2009, 22:04

Ha approfittato dell’assenza dei genitori, ai quali ha lasciato una lettera di addio, e poi ha messo in atto il suo piano. Ha legato una corda ad una trave di casa, si è fatto passare il nodo intorno al collo e poi si è lasciato andare. Si è suicidato così, a 13 anni da compiere a luglio, un ragazzo di Villaricca, nel Napoletano, figlio di un uomo che gli inquirenti ritengono legato alla malavita organizzata. Il corpo ormai senza vita è stato trovato dalla madre, intorno alle 7.

Il ragazzino aveva un fratello gemello mentre l’altro, Sebastiano, venne ucciso a circa 15 anni, il 10 marzo del 2005, nel pieno della faida di Scampia, dopo un tentativo di rapina.

Da quel momento, con la perdita del fratello, nel 13enne era nato quell’odio verso il padre, al quale il ragazzino, nella lettera di addio, ha specificato di non voler chiedere scusa. Francesco Maglione, pregiudicato, presunto affiliato al clan Ferrara di Villaricca, era probabilmente ritenuto dal figlio responsabile delle azioni criminali di Sebastiano e, di conseguenza, del suo assassinio. Attualmente l’uomo è libero dopo aver trascorso diversi anni in carcere; ad appena 18 anni e 2 mesi, nel 1978, fu arrestato per omicidio. Dopo il tragico ritrovamento la madre ha avvertito i carabinieri di Giugliano, che hanno avviato le indagini per fare chiarezza sul suicidio.

Il ragazzino, prima di suicidarsi, aveva chattato via Messenger con alcuni amici, ma senza lasciar intendere quello che aveva in mente. Ha però lasciato una lettera in cui chiedeva perdono alla madre e salutava il fratello gemello e gli amici più cari. Per il padre, solo rancore. Al loro arrivo nell’abitazione di Villaricca i carabinieri hanno trovato ancora il pc acceso, Messenger collegato.

Sebastiano Maglione venne ucciso con un colpo alla testa nel 2005. Aveva preso di mira, insieme ad un complice, un’altra coppia di giovani in scooter, armati di pistole, figli di personaggi noti della malavita napoletana. Era il periodo in cui la guerra di camorra tra gli uomini di Di Lauro e gli scissionisti portava ad un agguato dopo l’altro. Lì, davanti ad un club ultrà del Napoli, a Mugnano, Sebastiano Maglione venne ucciso con un solo colpo di pistola alla testa. Per l’omicidio del quindicenne venne arrestato Raffaele Marrone, scissionista. E’ stato lui che, secondo gli inquirenti, quel dieci marzo aveva guidato insieme al diciannovenne Gennaro Capasso la spedizione punitiva contro Sebastiano Maglione. Altri due maggiorenni che avevano fatto parte del ‘commando’ sono riusciti a far perdere le proprie tracce. Dietro le sbarre sono invece finiti altri tre minori: due diciassettenni ed un sedicenne. Carabinieri e polizia, durante le indagini, avevano ricostruito la dinamica dell’accaduto, anche grazie al racconto di due testimoni: il ragazzino che era col quattordicenne al momento del raid ed un giovane operaio che si era rifiutato di partecipare al delitto.

Quel pomeriggio, secondo le forze dell’ordine, il ragazzo a cui Maglione aveva cercato di rubare lo scooter si era presentato in un circolo ricreativo di Mugnano per ‘arruolare’ qualcuno che potesse aiutarlo nella sua vendetta. Poco dopo, insieme ad altre sette persone (quattro maggiorenni e tre minorenni) dà il via alla caccia. Sebastiano e l’amico vengono sorpresi pochi minuti dopo su uno scooter nelle strade del paese. L’inseguimento si protrae fino a via Rossetti, una stradina isolata. Sebastiano viene scaraventato a terra. Marrone gli si avvicina, lo colpisce selvaggiamente alla testa con il calcio della pistola, poi gli punta la canna alla tempia. E fa fuoco. Un solo proiettile, una esecuzione.

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di Nico Falco
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