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Si tratta di due fratelli: Jimmi e Robert Ato

Filippine: in manette i presunti killer di padre Tentorio

Il primo sparò, il secondo lo aiutò a fuggire

Filippine: in manette i presunti killer di padre Tentorio
29/12/2011, 17:12

MANILA – Sarebbero due i presunti assassini di padre Fausto Tentorio, il missionario italiano, ucciso lo scorso 17 ottobre nelle Filippine. Si tratta di due fratelli, il primo dei quali, Jimmi Ato, avrebbe sparato provocando la morte del missionario italiano, mentre il secondo, Robert Ato, avrebbe giocato il ruolo di complice, guidando la moto sulla quale i due riuscirono a fuggire. Entrambi gli uomini sono stati arrestati dalla polizia filippina: la loro identificazione è stata possibile grazie al racconto di diversi testimoni, che sembrano non lasciare dubbio alcuno sul fatto che a sparare il colpo mortale sia stato proprio il primo dei due fratelli, Jimmi Ato. A dare la notizia è stato il ministro della Giustizia filippina, che ha anche spiegato che durante l’arresto c’è stato un conflitto a fuoco tra le forze della polizia e i due killer, che fortunatamente non ha lasciato feriti sul posto. Nonostante questa svolta nelle indagini, resta ancora da comprendere però quale sia stato il movente dell’omicidio: secondo gli investigatori l’ipotesi più plausibile è che padre Tentorio sia stato ammazzato per il suo coinvolgimento in certe questioni ambientali, ma per chiarire bene questo punto la polizia è ancora al lavoro.

UNA FIGURA NOTA A MINDANAO
Padre Fausto Tentorio risiedeva nell’isola filippina di Mindanao dal 1978, dove era missionario per il Pontificio Istituto per le Missioni Estere (Pime): qui era molto impegnato per la difesa dei diritti degli indigeni, che lui aveva sempre considerato come “I più deboli tra i deboli”. Prima dell’uccisione per mano dei fratelli Ato, aveva subito diverse minacce di morte, ed era anche sfuggito in passato ad un’imboscata tesa da un gruppo paramilitare anticomunista. La morte di padre Tentorio non è stata la sola perdita che il Pime ha registrato in questi ultimi anni: nel 1985 era già toccato a padre Tullio Favali perdere la vita in missione, venendo ucciso da un gruppo paramilitare, mentre padre Salvador Carzedda venne freddato a Zamboanga nel 1992.

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di Antonio Formisano
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