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Fincantieri. Unimpresa: "Bene il ritiro del piano, ora si pensi a indotto e nuove commesse"


Fincantieri. Unimpresa: 'Bene il ritiro del piano, ora si pensi a indotto e nuove commesse'
03/06/2011, 16:06

Una delegazione di Unimpresa, guidata da Donato Lardieri, responsabile Lavoro, e Vincenzo Longobardi, delegato agli Affari sociali e Previdenza, si è recata stamane a Roma per un incontro convocato dal ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, sul caso Fincantieri.
Alla riunione, svoltasi negli uffici del dicastero di viale Boston, all'Eur, hanno preso parte, oltre alla rappresentanza di Unimpresa, i vertici di Fincantieri ed esponenti di categoria dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Cisal e Federmanager.
"Il dietro front annunciato dall'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, sul piano industriale accoglie pienamente le nostre indicazioni - spiega Lardieri -. In questo modo si allontana lo spettro del licenziamento per 2.550 dipendenti dell'azienda, dislocati tra gli stabilimenti di Sestri Ponente e Castellamare di Stabia, nonché il ridimensionamento di quello di Riva Trigoso".
Ad attendere l'esito del confronto tra Governo e parti sociali, oltre mille tute blu e numerosi piccoli imprenditori, associati ad Unimpresa, giunti nella capitale armati di striscioni per manifestare la propria solidarietà alle maestranze a rischio occupazione.
Per il presidente nazionale di Unimpresa, Paolo Longobardi, è necessario ora ripensare e rilanciare la capacità produttiva dell’azienda.
"E' chiaro che fino a quando l’azienda potrà recuperare le sue inefficienze, non con interventi a monte sulle cause che le determinano ma scaricandoli a valle sulle condizioni di lavoro, l’inefficienza complessiva del sistema tenderà a consolidarsi - spiega Longobardi - ma con un effetto di abbassamento della qualità industriale di tutto il processo e anche della stessa capacità competitiva".
A ciò va aggiunto, continua il leader di Unimpresa, il nodo dell’intero sistema dell’indotto.
"Oggi le ditte d’appalto raschiano il fondo del barile sia in termini di compressione dei costi che di assoggettamento dei dipendenti a condizioni inaccettabili - sottolinea - Si è raggiunta una soglia critica oltre la quale l’indotto non è più in grado di partecipare con un apporto qualitativo adeguato alla costruzione delle navi. Non si è invertita questa tendenza e l’intero sistema produttivo di Fincantieri, che è fondato su un mix di risorse interne ed esterne, è entrato inevitabilmente in una grave crisi".
Da Unimpresa, un suggerimento per il futuro: abbandonare il business delle navi di lusso.
"La forza industriale del gruppo dovrebbe essere concentrata sui segmenti high tech, senza illusioni fuorvianti sulle costruzioni low cost - aggiunge Longobardi -. Gli andamenti del mercato dimostrano che l’impressionante crescita della domanda mondiale in alcuni segmenti (navi per trivellare, navi per trasportare il petrolio, il gas, piattaforme off-shore) è in grado di saturare ampiamente la crescente capacità produttiva dei paesi emergenti. Questa situazione, seppur fondata su previsioni ottimistiche per i prossimi anni, lascerebbe a Fincantieri, e agli altri costruttori europei, una straordinaria occasione per consolidarsi e crescere nei segmenti più alti, con innovazioni di processo e di prodotto.
Gli investimenti devono dunque essere focalizzati e concentrati a sostenere questa scelta di fondo: competere sulla qualità e l’innovazione di prodotto e non sui costi.
"Bisogna sottolineare che gli investimenti sui sistemi di progettazione, sugli impianti, la logistica - conclude il presidente Longobardi - dovrebbero essere accompagnati da una politica di “adeguamento” degli organici, di ripristino delle professionalità che si sono ridotte, o addirittura disperse, nel rapido processo di ricambio della forza lavoro che si è verificato negli anni precedenti".

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di Redazione
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