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"Sarebbe bene rilanciare il ddl anti-corruzione"

Fini:"Non esiste complotto dei giudici contro il governo"


Fini:'Non esiste complotto dei giudici contro il governo'
05/05/2010, 19:05

MILANO - Dopo le dimissioni del ministro Scajola per i noti fatti di Roma e l'avviso di garanzia che ha raggiunto il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini per gli appalti in Sardegna, Gianfranco Fini concede ai cronisti di Skytg24 un'intervista che il Corriere della Sera definisce "a ruota libera".
Il primo argomento trattato riguarda il vero e proprio tormento-tormentone di Silvio Berlusconi e dunque la risposta alla domanda "esiste o no una persecuzione da parte della magistratura "rossa" nei confronti del Premier?". Su tale spinosa questione Fini appare sicuro:"Non c'è nessuna congiura o accanimento dei giudici contro l'esecutivo" e, anzi, occorrerebbe rilanciare nel più breve tempo possibile il ddl anti-corruzione visto anche che "è stato un disegno di legge voluto dal governo, quindi sarebbe bene che avesse una corsia preferenziale. Il direttivo del gruppo del Pdl non ha accolto la richiesta fatta dall'onorevole Bocchino, ma - ha osservato il presidente della Camera - spero che ci sia un ripensamento".
Subito dopo un'altra domanda apparentemente difficile alla quale si è però trovata una risposta celere e decisa: deve dimettersi Verdini visto ciò che è appena balzato ai disonori della cronaca?. "No. La storia recente è zeppa di episodi in cui dopo l'avviso di garanzia le accuse si sono dimostrate non sussistenti". E sulla libertà di stampa? E vero, come sostiene il Cavaliere, che ne esiste fin troppa in questo paese? "Non credo che in una democrazia ci sia mai troppa libertà di stampa. Il problema comunque non è quello della quantità della stampa, ma della sua qualità" e poi ancora "la politica farebbe bene a guardare se stessa prima di fare le pulci agli operatori dell'informazione".

IL PROBLEMA DE "IL GIORNALE"
A quel punto, fatto 30, si fa 31 e si finisce agelvomente (e liberamente) a (s)parlare del "Giornale".
"Il problema per Il Giornale è l'evidente conflitto in cui si trova l'editore", precisa fin da subito l'ex leader di An che poi incalza:"Berlusconi ha detto in modo pubblico che è consapevole dei seri problemi politici che quel giornale ha determinato, basti pensare alla vicenda Boffo. Da un lato c'è l'interesse dell'editore, dall'altro c'è l'interesse del presidente del Consiglio, che sono nella stessa famiglia. Anche questo è un caso di conflitto di interessi. Ci sono momenti in cui bisogna privilegiare l'interesse generale sul piano politico o quello editoriale".
Per la terza carica dello Stato, dunque "nel momento in cui si è chiamati a occuparsi dell'interesse generale va messo da parte l'interesse particolare". Poi un'ultima frecciata rivolta al direttore del quotidiano di Berlusconi accusato di utilizzare la "penna come se fosse una clava".

SUL FISCO DISTANTE DA BERLUSCONI
Ma il punto di maggior rottura con il presidente del Consiglio Fini lo palesa probabilmente sulla questione fisco. In riferimento al discorso oramai celebre del Cavaliere che dichiarava:"Se le tasse sono troppo alte è giusto evaderle", l'ex annino ribatte infatti così:"Se si dice che le tasse sono troppo alte e quindi è naturale evadere io rovescio il ragionamento, cominciamo a colpire chi evade così ci sono le risorse per abbassare le tasse. Le tasse sono troppo alte per tutti perché è troppo alta l'evasione. È vero - ha osserrvato - che è anche perché le tasse sono molto alte, ma se vogliamo ridurre le tasse avviamo una durissima fase di lotta all'evasione. È essenziale una sorta di etica repubblicana in questo senso, anche questo è un modo per ricordare l'unità d'Italia". E se al termine dell'intervista qualcuno dalla maggioranza dovesse protestare sul ruolo ricoperto dal presidente della Camera, ecco la pronta risposta:"Io ho il preciso dovere di essere imparziale nella conduzione dei lavori dell'Aula ma proprio perché non ho vinto un concorso, ho anche il diritto come i miei predecessori di avere delle opinioni politiche e porle all'attenzione nel mio partito".

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di Germano Milite
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