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Il presidente Chiosi: “Denunciai, ora si cambi metodo”

Finti pazzi a Napoli, servizio Asl segnalò anomalie


Finti pazzi a Napoli, servizio Asl segnalò anomalie
19/01/2010, 00:01

NAPOLI – Proseguono le indagini dei carabinieri a Chiaia, nell'ambito della inchiesta sui falsi invalidi, che hanno certificato di essere affetti da patologie psichiche. Il direttore dell’Unità operativa di Salute mentale della Asl Napoli 1, Claudio Petrella, intervistato dall’Ansa, ha fatto notare che i casi di invalidità civile certificato dalla sezione che dirige sono appena una cinquantina, “cifra ben lontana dai 400 falsi invalidi di cui si parla nell’inchiesta dei falsi”. Il medico, inoltre, spiega di aver denunciato nel 2006 le prime anomalie rilevate nei suoi uffici. Premettendo che la certificazione dell’insanità mentale non è materia che compete soltanto i loro uffici, il direttore dell’Unità operativa ha spiegato che le pratiche, che possono passare in alternativa dai centri della Federico II e della Sun, vengono poi verificate da una commissione di Medicina legale, “che qualche volta ci coinvolge come consulenti”. La parola conclusiva, poi, spetta all’Inps.
“Nel settembre 2006, - spiega Petrella, - la commissione di verifica provinciale, che procede a indagini a macchia di leopardo, ci chiede dei chiarimenti su una pratica. Fu allora che ci accorgemmo per la prima volta che qualcuno aveva falsificato la firma di uno dei nostri medici. Quel fascicolo infatti non usciva dai nostri uffici, eppure portava la firma di una dottoressa della nostra unità, che non la riconobbe. Era il 20 settembre, e andai subito in commissariato a denunciare la cosa. Successivamente ci siamo trovati a raccontare le stesse vicende ai carabinieri”. Ma quello dell’anomalia non fu un caso singolo: si verificò, infatti, un’altra dozzina di casi analoghi. E tutte, spiega Petrella, riguardavano soggetti risiedenti nell’area di Santa Lucia e del Pallonetto, ovvero la stessa zona finita sotto i riflettori dell’Arma nel dicembre scorso, quando 53 persone furono arrestate nell’ambito dell’inchiesta dei falsi ciechi; nella circostanza finì in manette anche Salvatore Alajo, consigliere della Municipalità, ritenuto la mente della truffa.
“L’ultima comunicazione che abbiamo fatto all’Arsan risale alla fine del 2008, - conclude Petrella, - da lì emergono chiaramente i dati dei certificati rilasciati da noi: la pensione sociale è stata data a 5 donne e a 9 uomini; l’invalidità civile a 6 donne e 9 uomini; la pensione con accompagnamento a 20 donne e 18 uomini”.
I carabinieri hanno visitato nuovamente anche gli uffici della Prima Municipalità, Chiaia-San Ferdinando, portando via alcuni documenti da esaminare. Raggiunto dall’Ansa, il presidente Fabio Chiosi ha precisato che “si tratta di una inchiesta che va avanti da tempo”, ribadendo di aver denunciato, in passato, l’anomalia segnalata da un Comune del Mantovano. “Chiedevano soldi per un rimborso di 8 euro per il trasferimento di alcuni documenti di un invalido, - spiega Chiosi, - controllammo la pratica, e verificammo che quell’invalido a noi non risultava”. Secondo Chiosi, si potrebbe risolvere il problema delle false certificazioni dando un taglio netto alla parte burocratica. Informatizzando la procedura, e mantenendo lo stesso numero tematico per identificare l’invalido, i controlli potrebbero essere più rapidi e semplici; allo stato attuale, invece, le documentazioni vengono esaminate da Asl, Comune e Inps, e di volta in volta il numero della pratica cambia. Nei nuovi passaggi prospettati da Chiosi, inoltre, “il Comune dovrebbe proprio restare fuori: in altre Regioni è così. Se la vedono l’Asl e l’Inps”.

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di Nico Falco
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