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All'inizio ha chiesto perdono per quello che ha fatto

Firenze: Spatuzza parla delle stragi del 1993

Confermate anche le dichirarazioni su Berlusconi e Dell'Utri

Firenze: Spatuzza parla delle stragi del 1993
03/02/2011, 14:02

FIRENZE - Oggi toccava a Gaspare Spatuzza parlare delle delle stragi di Firenze che la mafia fece nel 1993, nel processo che a Firenze vede imputato il boss Giuseppe Tagliavia. E lo ha fatto senza peli sulla lingua.
Ha iniziato la dichiarazione con delle scuse alla città: "Nel maggio del 1993 sono arrivato in questa città da terrorista, il nostro obiettivo era di colpirla al cuore e ci siamo riusciti. Oggi, 18 anni dopo, vengo qui come collaboratore di giustizia, come uomo e come pentito e intendo chiedere perdono a questa città che ho sfregiato...", specificando poi che non si aspetta che il perdono gli venga concesso. Infatti, intervistata dai giornalisti, la presidente dell'associazione vittime dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chielli risponde con un no secco e senza appello: "Bisogna che si rassegni, il nostro perdono non glielo daremo mai. Mi sono consultata anche con i parenti delle altre vittime, non ci riusciremo mai. Siamo con Spatuzza come collaboratore di giustizia, ma il perdono glielo darà Dio, quel Dio in cui lui crede. Ma non saremo noi quelli che lo aiuteranno ad andare in Paradiso".
Poi il pentito è passato a raccontare l'incontro dei fratelli Graviano, alle cui dipendenze lavorava, con gli altri boss per colpire i monumenti di Firenze, specificando che tutti gli attentati fatti in quel periodo a Roma, Firenze e Milano, furono organizzati dai fratelli Graviano. Si è soffermato anche sull'attentato fallito a Roma, l'autobomba che doveva fare una strage esplodendo al passaggio dei Carabinieri in occasione del derby Roma-Lazio, ma che non funzionò. Ha spiegato che, di fronte alle sue esitazioni di fare troppe morti inutili di persone che nulla avevano a che fare con la malavita, Giuseppe Graviano gli disse: "'E' bene che ci portiamo dietro un po' di morti. Capite qualcosa di politica? E' in piedi una situazione che se va a buon fine sarà un bene per tutti soprattutto per i carcerati". Successivamente, fu lo stesso Giuseppe a dirgli di aumentare la potenza della bomba, tanto che fu usata una tecnica mai usata in precedenza: nel plastico furono messi alcuni chili di tondini di ferro che, se l'autovettura fosse esplosa, avrebbero creato milioni di schegge letali per un raggio di molte decine di metri.
Poi Spatuzza è tornato sulla vicenda del Doney di Roma. dove nel gennaio 1994 Giuseppe Graviano gli disse: "Abbiamo chiuso tutto  e ottenuto tutto quello che cercavamo grazie alla serietà delle persone che avevano portato avanti questa cosa, non come quei socialisti che ci avevano venduto", spiegando che il loro contatto era Berlusconi, "quello di Canale 5", contattato tramite "un nostro paesano", cioè Marcello Dell'Utri. "Ci siamo messi il Paese in mano", disse Graviano, secondo le dichiarazioni di SPatuzza

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di Antonio Rispoli
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