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"Non sono assolutamente pentito per ciò che ho fatto"

Firenze: torna in parrocchia il prete che sposò donna nata uomo


Firenze: torna in parrocchia il prete che sposò donna nata uomo
25/04/2010, 18:04

FIRENZE - Il 25 ottobre scorso, in una diocesi di Firenze, Don Alessandro Santoro celebrò una messa per unire nel sacro vincolo del matrimonio Sandra Alvino e Fortunato Talotta. Fin qui, naturalmente, nulla di particolarmente atipico; anzi: la più classica delle celebrazioni religiose. Peccato che, la signoa Alvino, fosse un "ex signore" e che dunque, per la Chiesa cattolica, il matrimonio religioso era da considerare assolutamente nullo. Non solo: padre Santoro venne inibito dalla celebrazione di messe fino alla giornata odierna.
Nel giorno della liberazione, però, il parroco "progressista" celebra una funzione alla presenza di ben 300 persone (tra le quali c'erano anche Sandra e Fortunato) e si dice assolutamente non pentito del gesto compiuto qualche mese orsono. Non contento, evita di leggere una lettera fattagli recapitare dall'arcivescovo in persona con la precisa istruzione di diffonderla pubblicamente proprio durante la  celebrazione religiosa di oggi. La notizia del prete "ribelle" è arrivata all'arcivescovo Betori che, secondo quanto si legge su AdnKronos, si sarebbe dichiarato molto deluso ed amareggiato per la nuova violazione adoperata da Santoro poco dopo aver nuovamente giurato davanti al Vangelo di Cristo.
Proprio Betori, ha poi inviato una lettera alla stampa della quale riprendiamo il primo stralcio:"con questa lettera voglio accompagnare il ritorno tra voi come cappellano di don Alessandro Santoro. In questi mesi - osserva l'ordinario diocesano - ho avuto modo piu' volte di misurare quanto grande sia l'affetto che vi lega a questo nostro sacerdote e me ne rallegro, come mi accade quando posso constatare il legame di stima, riconoscenza, devozione che la gente nutre verso i preti di questa diocesi. Don Alessandro torna a voi dopo un periodo in cui gli ho chiesto particolare riflessione e preghiera, a seguito della ben nota vicenda in cui, come egli stesso si esprime nella lettera che mi ha inviato, si e' 'incrinato' il rapporto di comunione ecclesiale e presbiterale che vincola il prete e il suo ministero".

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di Germano Milite
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