Cronaca / Nera

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L’operazione contro affiliati dell’ala stragista dei Casales

Fornirono aiuto a Setola latitante: 28 arresti


Fornirono aiuto a Setola latitante: 28 arresti
10/06/2010, 15:06

CASERTA – Fornirono supporto al boss Giuseppe Setola, aiutandolo durante il periodo della sua latitanza e fornendogli supporto logistico. Questa l’accusa che ha portato alla notifica di 28 ordinanze del gip di Napoli, su richiesta di misura cautelare dei pm dell’antimafia partenopei, nei confronti di affiliati all’ala stragista del sodalizio camorristico dei Casalesi e fiancheggiatori di Peppe Setola, alias ‘o Cecato, esecutore tra l’altro della strage degli immigrati di Castelvolturno.

Diciassette dei destinatari erano già in carcere, tra i quali Setola e Gianluca Bidognetti, appena ventenne, figlio del boss Francesco, alias Cicciotto ‘e Mezzanotte. Gli altri erano liberi. Tra di loro, i cosiddetti insospettabili: incensurati e professionisti, che secondo l’accusa avevano favorito la latitanza di Peppe Setola, fornendo supporto logistico. Tra questi ultimi figura anche Giorgio Improta, 53 anni, imprenditore del quartiere napoletano di Posillipo: secondo l’accusa, avrebbe scortato la macchina di Giuseppe Barbato e Paolo Gargiulo, arrestato poi a Mignano Montelungo con Setola, la sera del tentato duplice omicidio contro Salvatore Orabona e Pietro Falcone (accusati di avere trattenuto parte degli incassi del pizzo imposto ad alcuni imprenditori e commercianti della zona e destinato a Setola), avvenuto a Trentola Ducenta il 12 dicembre del 2008, dall’uscita della tangenziale di Napoli in via Cilea fino alla sua abitazione e anche in quella di John Loran Perham, l’italoamericano detto Larry residente in via Manzoni e gestore di un bar al Lago Patria, fedelissimo del boss Setola. All’epoca dei fatti, i carabinieri di Parete ed Aversa scoprirono che Peppe Setola aveva scelto come rifugio il cuore di Napoli, nei pressi di un vivaio con villette a schiera in via Manzoni.

Gli arrestati, secondo l’accusa, si occupavano anche del racket delle estorsioni: sono ritenuti responsabili, vario titolo, anche di estorsioni aggravate in diversi esercizi commerciali di Parete, Trentola Ducenta e dell’agro aversano. Nessuno degli imprenditori vessati dal racket si era rivolto alle forze dell’ordine, ma tutti, una volta convocati in caserma e interrogati dai carabinieri, hanno confermato gli esiti delle indagini. Tra i locali e gli esercizi taglieggiati, anche l'acquapark Free Time di Parete. Arrestati con l’accusa di essere estorsori del clan, tra gli altri, Massimo Napolano e Luigi Nigro, ritenuti responsabili di aver taglieggiato la rivendita “Tamburrino motor’s” di Parete. I due, secondo i carabinieri, si sarebbero fatti consegnare una moto Honda del valore di oltre 4mila euro.

Destinatari di provvedimento, insieme a Peppe Setola (da tempo detenuto nel carcere di Opera a Milano), sono Alessandro Cirillo, Domenico Vargas e Antonio Alluce, detto “’a minacce”. Questi ultimi vennero arrestati in un villino tra Giugliano e Pozzuoli, e trovati in possesso di una pistola ed un kalashnikov utilizzati nella strage degli immigrati africani.

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di Nico Falco
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