Cronaca / Nera

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La storia del padre mostro che ha sconvolto l'Austria

Fritzl concluderà i suoi giorni in una clinica psichiatrica


Fritzl concluderà i suoi giorni in una clinica psichiatrica
19/03/2009, 17:03

Josef Fritzl, il 73enne che ha tenuto segregata la figlia per un quarto di secolo abusando continuamente di lei, passerà tutto il resto della sua vita da detenuto. E’ quanto ha deciso la corte austriaca, riconoscendo l’imputato colpevole per tutti i capi di accusa: incesto, stupro, riduzione in schiavitù, coercizione e omicidio.

Dopo aver sempre rifiutato l’accusa di omicidio, relativa ad uno dei figli avuti con la ragazza e lasciato morire, ieri Fritzl ha cambiato idea scegliendo di dichiararsi colpevole. Stamattina, l’udienza. “C’è stato un omicidio per negligenza, il quale richiede il massimo della pena”, aveva dichiarato il procuratore Christiane Burkheiser, secondo la quale l’imputato ha “abusato dell’ingenuità delle persone”, tenendo nascosta la storia alla sua famiglia, ma anche alle autorità di Amstetten.

La storia è di quelle atroci, incredibili, di quelle che nemmeno la penna del più perverso scrittore di horror avrebbe potuto raccontare. Elisabeth è scomparsa per il mondo quando aveva appena undici anni. Trascinata in una cantina, che sarebbe diventata la sua prigione per 24 anni. Un tugurio che dopo alcuni anni è stato addirittura ristrutturato, è diventato un piccolo appartamento, una prigione apparentemente dorata ma in realtà un bunker dove la ragazza, all’epoca bambina, è diventata una bambola con l’unico scopo di soddisfare tutte le voglie del padre. A descrivere il suo calvario è la stessa donna, oggi 42enne.

Il padre scendeva con videocassette porno e giocattoli sessuali, la costringeva a replicare le scene, spesso la ragazza restava gravemente ferita per via delle dimensioni eccessive dei ‘giocattoli’ usati con forza su di lei. Fritzl la violentava continuamente, dal secondo giorno di segregazione. Sette figli-nipoti, nati da quegli abusi commessi dove nessuno poteva sentire le urla di Elisabeth.

Uno di loro è morto. Il piccolo Michael è spirato nel 1996 tre giorni dopo il parto, per complicazioni respiratorie. Il suo cadavere è stato bruciato dal padre mostro nella stufa.

Tutti i componenti della famiglia di Fritzl hanno deciso di non testimoniare, ad eccezione di Elisabeth e di uno dei suoi figli incestuosi, che ora ha 25 anni. I due non compariranno in aula, ma a partire da martedì verranno proiettati in aula due video con il racconto della donna e del ragazzo, rispettivamente della durata di 11 ore e di 40 minuti. Giovedì la dottoressa Kastner leggerà in aula la perizia psichiatrica fatta sul 73enne, mentre venerdì, dopo le arringhe di accusa e difesa, sarà la volta della sentenza. Rudolf Mayer, difensore di Fritzl, ha annunciato che la sua strategia sarà quella di smontare la tesi dell’accusa, sostenendo che “a suo modo, Fritzl ha amato sua figlia”. Punto focale, quanto ritrovato sul diario di Elisabeth: diversi passaggi che parlano del figlio nato, della culla, del nome dato al bambino. Parole che, secondo il legale, provano che entrambi credevano che il Michael ce l’avrebbe fatta.

Il procuratore Burkheiser ha chiesto il massimo della pena per l’omicidio del piccolo Michael, morto perché non trasportato in ospedale, “per trascuratezza”. L’avvocato di Elisabeth, Eva Plaz, ha riferito che la donna vuole che il padre “sconti la pena fino al resto dei suoi giorni”.

L’uomo ha accettato la sentenza, limitandosi a chiedere scusa e a dichiararsi pentito. “Sfortunatamente, - ha concluso, - non posso più cambiare nulla ora”.

La vicenda inizia il 28 agosto 1984. Josef Fritzl e la moglie Rosemarie denunciano che la figlia Elisabeth, diciotto anni, è fuggita con una setta. In realtà la ragazza è nella cantina, dove resta per sei mesi legata ad un letto. Il padre la costringe a scrivere una lettera in cui chiede che non la cerchino.

Nel 1993 un bambino di nove mesi viene lasciato davanti alla porta dei coniugi Fritzl, con un biglietto di Elisabeth che chiede loro di occuparsi di lui. Ne seguono altri due, di dieci e quindici mesi, depositati nel ’94 e nel ’97. Un altro bambino, Michael, è invece morto nel 1996, tre giorni dopo il parto. Sono in tutto sette i figli-nipoti di Fritzl, avuti da quella ragazza che ufficialmente era sparita chissà dove, mentre non si era mai mossa dalla sua abitazione. Altri tre figli restano con lei, senza mai vedere la luce del sole.

Il 19 aprile 2008 Kerstin, la figlia di 19 anni di Elisabeth, viene portata all’ospedale di Amstetten in gravi condizioni, affetta da sintomi misteriosi. I medici lanciano un appello alla madre per salvare la figlia. E’ a quel punto che Fritzl decide di liberare Elisabeth e gli altri due figli che erano rimasti con lei. Alla moglie Rosemarie spiega che la ragazza ha deciso di tornare a casa.

Il 26 aprile Elisabeth denuncia tutto alla polizia, che arresta il 73enne. Il giorno dopo il caso arriva ai media. Frtizl porta gli inquirenti nel bunker di 60 metri quadrati, a visitare le quattro stanzette, alte al massimo un metro e settanta, dove per tutti questi anni ha tenuto nascosta la sua ‘famiglia parallela’.

E’ dell’ottobre 2008 una perizia che attesta che l’anziano è capace di intendere ma soffre di gravi disturbi della personalità. Il 13 novembre l’incriminazione, per omicidio, riduzione in schiavitù, sequestro di persona, stupro, coercizione, incesto.

La legge austriaca non permette la somma delle accuse e quindi Frtizl verrà giudicato soltanto per il reato più grave, ovvero l’omicidio del piccolo Michael. La pena potrebbe essere l’ergastolo, e probabilmente verrà scontato in una clinica psichiatrica.

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di Nico Falco
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