Cronaca / Soldi

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Le indagini hanno occupato 300 uomini per quasi 2 anni

Frode da 238 milioni al Fisco con 7 Spa, 71 indagati


Frode da 238 milioni al Fisco con 7 Spa, 71 indagati
21/05/2009, 19:05

Attraverso sette società per azioni riuscivano ad evitare il pagamento dell’Iva, procurandosi guadagni illeciti ed al tempo stesso a danneggiare i concorrenti alterando le leggi del mercato. Sono 71 le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’operazione Calypso, coordinata dai finanzieri di Bergamo, che hanno sottoposto a sequestro preventivo beni mobili ed immobili per un valore di circa 238 milioni di euro.

A capo dell’organizzazione, che lavorava attraverso 7 società per azioni,  tre imprenditori napoletani residenti a Bergamo, a Montecatini e nel Principato di Monaco. Le indagini hanno tenuto impegnati i finanzieri di Bergamo, i colleghi di Trieste e di Milano per quasi due anni, che febbrilmente hanno lavorato sulle intercettazioni telefoniche ed ambientali per scoprire la frode.

E’ stato così appurato che un gruppo di 7 società per azioni, operanti nel settore del commercio di plastica, metalli, cellulosa e prodotti petroliferi, con sede a Bergamo ed a Milano, grazie alla frode era riuscito a raggiungere un fatturato annuo di circa 500 milioni di euro. Le partite di merci venivano acquistate sui mercato internazionali, poi venivano spedite in depositi situati in Italia e cedute alle società italiane del gruppo, che provvedevano all’immissione sul mercato. Questo passaggio avveniva attraverso società di trading formalmente costituite nel Regno Unito e negli Usa con branch in Svizzera, ma in realtà erano gestite e titolari di partita Iva nel nostro Paese attraverso l'istituto della 'identificazione diretta'.

Grazie ad un meccanismo che permette la detrazione dell’Iva in acquisto, le società italiane ottenevano la merce a prezzi di favore e potevano quindi applicare prezzi finali inferiori rispetto a quelli della concorrenza. I proventi delle attività illegali finivano poi in conti correnti in Inghilterrra, Svizzera e nel Principato di Monaco, per poi essere investiti in Italia, anche attraverso società immobiliari controllate in modo occulto, dietro lo schermo di note società fiduciarie italiane e società residenti nel Regno Unito e nel Liechtenstein; i rapporti col piccolo stato mitteleuropeo hanno trovato, tra l’altro, una ulteriore conferma in seguito alla pubblicazione, nell’estate 2008, dell’elenco dei clienti dell’istituto bancario Lgt Bank, tra i quali risultavano anche due capi dell’organizzazione criminale.

Le fatture relative alle società con sede nel Regno Unito e negli Usa erano riferite ad operazioni in realtà inesistenti, per un ammontare complessivo superiore ai 2 miliardi di euro. L’Iva non incassata dallo Stato è risultata quindi pari a circa 238 milioni di euro, valore a cui si riferisce l’importo del sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria.

Le società estere che venivano utilizzate per realizzare la frode sono in tutto 28. Ai 71 denunciati sono stati iscritti complessivamente 170 capi di imputazione, per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale a carattere transnazionale alla truffa ai danni dello Stato, dal reimpiego di capitali provenienti da illeciti al contrabbando ed al favoreggiamento.

L’organizzazione si serviva anche delle ormai classiche ‘teste di legno’, utilizzate in molte occasioni per non far apparire il ruolo dei reali amministratori in cambio di lauti stipendi.

In particolare, sono finiti sotto chiave 242 immobili, tra i quali 22 ville situate in un complesso residenziale a Campoformido (Udine), un resort con piscina e discoteca in ristrutturazione a Montecatini, casali ed appartamenti di elevato pregio a Bergamo, Napoli, Roma, Milano, Como, in Toscana e Friuli, nonche' vari appezzamenti di terreno edificabili e coltivati in diverse regioni. Per Calypso sono stati impiegati circa 300 finanzieri in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo e Campania. Tra i beni sottoposti a sequestro preventivo anche i pacchetti azionari di 42 imprese, 22 tra autovetture e moto di lusso e disponibilità finanziarie e titoli depositati in rapporti bancari e fiduciari accesi in tutta Italia. Sequestrati anche due yacht battenti bandiere inglese di proprietà di una società britannica amministrata da uno dei capi del sodalizio, ormeggiati a Porto Santo Stefano. Si tratta del panfilo “Calypso of London”, 34 metri, ex dragamine della marina britannica poi adattato ad imbarcazione da diporto, del valore stimato di oltre 5 milioni di euro, ormeggiato nel porto turistico, ed il motoryacht “Sonia Maria”, 17 metri, individuato in un cantiere della stessa località balneare.

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di Nico Falco
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