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I legali di Anemone: nessuna collaborazione con i magistrati

G8: inchiesta resta a Perugia


G8: inchiesta resta a Perugia
14/05/2010, 19:05

PERUGIA - Il tribunale del riesame di Perugia ha confermato il no del Gip di Perugia, Massimo Ricciarelli, alle richieste dei piemme Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi di arrestare il commercialista Stefano Gazzani e l'ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi (per Stefano Zampolini i piemme hanno ritirato la richiesta di custodia cautelare) perchè " In difetto di esigenze cautelari", ma accoglie nel merito l'appello dei due piemme in "riferimento alle competenze del tribunale di Perugia ad applicare misure cautelari nei confronti di Rinaldi e Gazzani, relativamente ai reati evidenziati dalla procura di Perugia nella richiesta del 6 aprile". L'inchiesta, quindi, anche quella parte che non è strettamente legata ai reati contestati all'ex procuratore aggiunto della Repubblica di Roma Achille Toro, rimane a Perugia per "attrazione”. Insomma, cambia ben poco rispetto a qualche settimana fa. Intanto i legali dell’imprenditore Diego Anemone, scarcerato domenica scorsa, hanno negato che il loro assistito abbia rivelato ai due piemme titolari dell’inchiesta particolari sulle sue presunte “donazioni” di denaro per l’acquisto di immobili. Nessuna “collaborazione” con i magistrati: “Non ha reso interrogatori, non ha reso dichiarazioni spontanee e, soprattutto - hanno sottolineato i difensori - non ha fatto ammissioni per la semplice ragione che non ha ammissioni da fare”.
Quanto alla lista dei “clienti” di  Diego Anemone, circa 350 nomi, pubblicata dai quotidiani, le tre procure interessate, Roma, Firenze e Perugina, hanno scartato l’ipotesi che le fughe di notizie possano essere imputate ai loro uffici perché non hanno mai avuto notizie del “dossier”, né, tanto meno, è stato allegato agli atti in loro possesso. Una presa di posizione che di fatto scarica sulle forze di polizia giudiziaria che hanno sequestrato le liste ad Anemone ogni eventuale responsabilità.  C'è, poi, chi sostiene che la lista sia giunta a Perugia soltanto qualche giorno fa, ma non è finita nei faldoni dell'inchiesta G8: era un documento copiato da un computer nel corso di un accertamento fiscale ( non effettuato dalla polizia giudiziaria) del 2008 fatto dalla Guardia di Finanza e tenuto nel cassetto per due anni. Di certo qualche cosa non ha funzionato se i documenti sono arrivati ai giornali che hanno riempito le pagine odierne e non ai magistrati ed è per questo che, con molta cautela, le stesse forze di polizia,  stanno effettuando delle verifiche interne. Comunque, con sempre maggiore insistenza per la fuga di notizie si parla di una manovra di delegittimazione e di inquinamento. Dall’elenco, infatti, non si ricavano gli eventuali comportamenti illegali visto che non si specifica se i lavori siano stati pagati e da chi. Inoltre, non si da conto se gli stessi lavori siano stati commissionati dai “beneficiari finali” o dal Provveditorato per le opere pubbliche, trattandosi nel maggior numero di casi di immobili di proprietà del Demanio.
La pubblicazione tal quale e senza alcuna spiegazione della lista dei lavori eseguiti in questi ultimi anni da Anemone sta, comunque, favorendo quelle cordate che nella pubblica amministrazione, come nelle forze di polizia, tentano di creare le premesse per cambiamenti e turn over ai rami medio alti. Una situazione, quest’ultima, che incomincia a preoccupare più di tutto il resto perché coinvolge "zone" molto sensibili per la sicurezza del Paese in un momento molto difficile. Si cerca perfino di far saldare qualche mugugno che si registra nella maggioranza con le fibrillazioni che investono nuovamente la leadership del Partito democratico. Partito che deve fare i conti anche con la situazione esplosiva che si è creata in Sicilia dove l’alleanza occasionale fra Anna Finocchiaro (ex magistrato della  procura catanese) e Giuseppe Lumia contro Enzo Bianco sta tenendo in piedi il governo di Raffaele Lombardo, al centro di una indagine della procura etnea. Il silenzio del presidente dei senatori del pd, da da sempre considerata "giustizialista" e molto vicina alla procura, favorisce lo status quo, ma le ultime bordate di Lombardo contro il procuratore aggiunto di Catania, Giuseppe Gennaro, titolare dell'inchiesta a suo carico,  fanno temere che l'appoggio politico offertogli stia per cessare ed a quel punto al suo fianco rimarrebbe soltanto Lumia. Troppo poco per un governo senza maggioranza.

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di Redazione
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