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Violenze su minori: "Aveva la risata grassa e stridula"

Gabriele condannato: ecco i retroscena della sentenza

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Gabriele condannato: ecco i retroscena della sentenza
12/07/2011, 15:07

NAPOLI – Violenza perpetrata in azioni “lascive ed insidiose”, tali da impedire alle persone offese di sottrarsi agli atti sessuali imposti. Soprusi che le due bambine subivano in pieno sonno, oppure mentre erano sotto la doccia: palpeggiate ed intimorite per ben sei anni (dal 1999 al 2005) da quell’uomo  “dalla risata grassa e stridula”, che abusava del rapporto di coabitazione per insidiare due minorenni. I retroscena che emergono dalla sentenza di condanna dell’ex assessore regionale Corrado Gabriele tracciano un quadro completo sulla vicenda giudiziaria che ha visto l’uomo forte della Giunta Bassolino al centro di uno scandalo di abusi sessuali sulle figlie della sua ex compagna. Una storia da orchi che violano l’adolescenza approfittando del rapporto fiduciario instaurato tra le mura domestiche. Anni di avance fin troppo esplicite e di palpeggiamenti su corpi illibati, puntualmente violati dalle mani nodose di un uomo le cui “attenzioni sessuali” vengono ricordate nelle 28 pagine della sentenza di primo grado firmata dal presidente della settima sezione del Tribunale di Napoli, Alfredo Della Monica, e dal giudice Vincenzo Caputo. Per quei reati Corrado Gabriele è stato condannato a 4 anni e 3 mesi di reclusione, gettando coni d’ombra sulla nomina di un indagato ad un assessorato come quello all'Istruzione. Un’investitura, quella di Corrado Gabriele ad un così delicato ramo della amministrazione regionale, che solleva disappunto e rabbia, soprattutto alla luce di quanto affermano i giudici nella sentenza.   
 
I RACCONTI DELLE VITTIME - Le figlie dell’ex convivente di Gabriele, all’epoca dei fatti minorenni, vivevano nel terrore poiché temevano di non essere credute. La separazione della madre, “persona – scrivono i giudici - debole ed ambivalente, priva di una effettiva capacità di governare con equilibrio e razionalità gli eventi della propria vita nonché le esigenze e i problemi delle sue figlie”, aveva creato il vuoto intorno a loro. E in quell’appartamento di Marano nel quale vivevano con Corrado Gabriele, avvenivano – stando alla sentenza – le aggressioni a sfondo sessuale. Eppure le due ragazzine chiedevano soltanto di essere protette dalle grinfie di quell’uomo.  Richieste vanificate poi dagli scontri tra la mamma e il politico del Pd che si concludevano con un nulla di fatto. Una era letteralmente tormentata dal continuo prestare il proprio corpo ai giochi spinti di una persona senza scrupoli. E di quella storiaccia fatta di sorrisi ammiccanti, palpeggiate e baci,  mano adulte che s’infilano negli slip di ragazzine nel cuore della notte, qualcuno ne era a conoscenza. Era la vicina di casa delle due ragazzine, ma anche il fidanzato dell'altra ed alcuni compagni di classe, che inorriditi ascoltavano quei racconti carichi di sesso e violenza di cui La giovane riferiva in via confidenziale.
 
LE VIOLENZE - Il primo episodio di violenza raccontato ai pm risale al 1999. “La famiglia – si legge nella sentenza – abitava in Marano alla via Brenta e all’epoca la ragazza  aveva sedici anni. La sedicenne riferiva che una sera nel mese di giugno si trovava sola in casa in quanto la madre, con gli altri figli, era uscita. A tarda sera fece rientro il Gabriele; la ragazza  precisava che, dopo aver cenato, si era recata nella sua stanza da letto e dopo aver indossato il pigiama era andata a dormire; di lì a poco si alzò per recarsi in cucina per bere. In detto frangente il Gabriele la raggiunse e, dopo averla presa in braccio, la portò nel soggiorno, dove stava vedendo la tv, adagiandola sul divano. Di seguito il Gabriele iniziò ad abbracciarla, tenendo un braccio dietro le spalle e l’altro sul busto all’altezza del ventre. In detta posizione iniziò a baciarla, iniziando dall’altezza del seno e andando a finire più o meno all’altezza dell’ombelico; la baciava in modo lento e i suoi baci erano ansimanti; non fu una cosa veloce, perché i baci percorrevano tutto il busto e mentre le dava i baci, andava avanti e indietro con la testa”.  Vicende che la sedicenne  raccontava di frequente anche all’amica. Una delle storie finite sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti è riferita ad un episodio riconducibile ad un passaggio che Corrado Gabriele diede alla 16enne: trovandosi a casa dell’amica, chiese alla madre se potesse andare a prenderla; in luogo della madre si presentò, a bordo di un motorino, il Corrado, il quale, alla vista della giovane , la quale indossava un vestito corto che lasciava intravedere le gambe, fissandola con insistenza e perduranza, proferì la frase “ti senti abbastanza pornografica?”. La domanda, unitamente all’atteggiamento assunto dal Corrado, così come riferito dal teste, determinò in lei un forte stato di agitazione e di paura”.


(continua)
 

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di Davide Gambardella
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